QUESTA PAZZA PAZZA CORSA...
...verso l'Apocalisse!
Civitavecchia alla fine del mondo
Mattia Walker
(Zandegù, € 15)


copertina walker

Cosa aspettarsi da un personaggio irrazionale? Ovviamente un’intervista surreale come il suo libro. “Civitavecchia alla fine del mondo” è il primo romanzo di Mattia Walker, non nuovo al mondo editoriale che fino a ora ha affrontato sotto pseudonimo. Il libro, come il suo autore, viene fuori lentamente. È una storia che dura 10 anni (1995/2005) e si apre con un evento miserabile: il suicidio di Roberto Baggio. Fra questo e il finale, un’inaspettata inaugurazione del santuario della Madonnina di Civitavecchia, c’è un sommarsi di fatti di cronaca e di fantasia sul cui schermo si muovono otto personaggi ridicoli, sconfitti, assurdi. Immancabile la scena in cui Clara Strappulli, obesa conduttrice rai e forse il personaggio più riuscito, esce per la prima volta con il suo cameraman Marcello Spizzichini. Ricorda vagamente ogni primo appuntameno ben riuscito e da sola vale il prezzo del libro.

"Civitavecchia alla fine del mondo" è un romanzo complesso, dove 8 personaggi si inseguono ma sembrano non incontrarsi mai. Sembra quasi una metafora della vita...
Hum… sì. Cioè. E’ una metafora di tantissime cose. La vita, la morte, la sopravvivenza, Pippo Baudo. I personaggi in realtà, se è vero che non si incontrano durante questa loro pazza pazza pazza corsa verso l’apocalisse, finiscono comunque per convergere vorticosamente verso lo stesso non luogo: Civitavecchia per l’appunto. In questo senso è come se ci fosse qualcosa di superiore che li manovra, anche se loro non lo sanno. Scrivere questo romanzo è stata per me un’esperienza cosmica: come i miei personaggi anch’io mi sentivo comandato da una forza superiore che attraversava la scrittura. Non so come dire. Come se non fossi io, mentre scrivevo, ecco. Anzi, come se fossi scisso, come se fossi molti me che scrivevamo insieme. Insomma, secondo me questa sensazione è passata anche nella pagina scritta – o almeno, io sarei contento se fosse passata. Ti ho già detto che sono dimagrito sei chili dopo aver scritto Civitavecchia?

Come nasce questo romanzo?
Guarda, tornavo in treno dal Liechtentstein, dove ho una zia materna che vive con un grosso alano bianco (un giorno ti racconterò la storia della mia famiglia, che è ingarbugliata perlomeno quanto il romanzo che ho scritto). Insomma, ero lì in treno più o meno all’altezza di Churwalden, erano tipo le undici e mezza di mattina, maggio inoltrato, un sole che sembrava una vernice. Ecco, non so se tu hai mai visto quella zona (Churwalden, Parpan, Vaz, Overvaz) è un grumo di paesini tutti uguali spersi nella campagna. Cioè, se dico “Liechtentstein”, tu che pensi? Pensi a una specie di plastico, una miniatura, un’astrazione paesaggistica, giusto? Ecco. Così. In tale contesto – ti ripeto, maggio, sole come vernice ecc. – passando in corsa davanti a una specie di casa colonica vedo dal finestrino del treno una mucca morta. In realtà non sono sicuro che fosse morta. Magari dormiva. Ma è più probabile che fosse morta. Comunque questo è stato un momento molto strano, non so dirti perché. Forse anche perché uscivo da un momento molto incasinato della mia vita. Sta di fatto che ho guardato la mucca – quel mezzo secondo che la velocità me l’ha permesso – e ho pensato: devo scrivere un romanzo che inizia con il suicidio di Roberto Baggio e finisce a Civitavecchia con la madonnina che piange. Forte eh?

Tutto inizia con il suicidio di Roberto Baggio. Semplice sadismo, ironia esasperata o puro narcisimo?
Appunto, Baggio. Per me Baggio è più di un simbolo, un’icona generazionale o una compressa di italianità iperconcentrata. E’ anche tutto questo, certo, ma soprattutto è l’ingenuità, il sogno, il desiderio, l’infanzia, la vittoria, la gioia, la prelibatezza, il carnevale, il fantomatico, la merce, il vuoto, i pretzel, la rappresentazione, il nulla.

Che programmi hai per il futuro?
Sicuramente fare sport. Lo sport è importante, ragazzi. Mette a dura prova il tuo corpo, allunga la vita e offre infinite occasioni di socializzazione. Lo sport è la risposta allo stress della vita moderna, al tedio della scrivania e alle piccole grandi ugge della quotidianità. Senza esagerare, naturalmente. L’esagerazione è la madre dei vizi.

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