UN ESORDIO DOPPIO
bello e contaminato!
Di fabbrica si muore
Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri
(Manni Editore, € 12,00)

di fabbrica si muore

Esordire. Con un romanzo, con una raccolta di racconti, con un testo di denuncia. Insomma, non ci sono solo e sempre romanzi, come nel caso del bel libro di Langiu e Portaluri, un doppio esordio per i diversissimi autori che lo compongono: un attore di teatro e un oncologo. I due pugliesi, uno tarantino e l’altro brindisino, si uniscono per un libro che è insieme reportage e testo teatrale all’insegna della denuncia sulle orme di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, che ha passato i suoi ultimi anni ad indagare sulla mortale malattia che lo aveva colpito.

Il libro ha la grande capacità di mettere insieme le convincenti e toccanti parole di Langiu, che con intensità ripercorre la vita di Lovecchio, con la lucida inchiesta di Portaluri che parte dal 1976, quando un incidente provocò la fuoriuscita di decine di tonnellate di arsenico dallo stabilimento. Un evento, questo, lasciato colpevolmente scivolare nel silenzio e nell’indifferenza che i due autori raccontano con forza, coraggio, suggestione. Di fabbrica si muore è la storia di un operaio sconosciuto ai più che ha lottato per scoprire la verità e garantire consapevolezza ai suoi colleghi. È la forza di due autori che hanno sentito la necessità di raccontare, l’unica che conta quando si parla di libri. Il protagonista del libro è un operaio del petrolchimico di Manfredonia, Nicola Lovecchio. Perché hai scelto di parlare di lui? Non è cosa nuova nel mio percorso parlare di storie di operai. Nel mio spettacolo Otto mesi in residence si racconta la vicenda della palazzina
Laf all’interno dell’Ilva di Taranto, proprio per voce degli operai ed impiegati rinchiusi all’interno. O come nello spettacolo generazionale di figlio padre di figlia madre racconto nonno e nipote passando attraverso il padre. Dal nonno arsenalotto, al padre operaio di acciaieria, al nipote che incontra solo contratti di formazione o a tempo. L’incontro con la storia di Lovecchio è avvenuto nell’estate del 2006. Ero ospite al Festival di Monte Santangelo con Otto mesi in residence.
Salendo sul monte si vede sotto Manfredonia e l’ex distretto industriale. Quindi la curiosità ha cercato le sue risposte. Nel mese di ottobre ho avuto il primo incontro con la signora Annamaria Lovecchio, la vedova. La sua grande forza ha indicato il resto

Sei attore di teatro è "Di fabbrica si muore" nasce proprio da uno spettacolo teatrale. Da dove parte la scelta di farne un libro?
E’ il prodotto di due autori. La prima sono dei dialoghi riportati da Portaluri con Nicola Lovecchio, la seconda parte del libro contiene Anagrafe Lovecchio. Testo dell’omonimo spettacolo. Da parte mia, scrivo prima di mettere in scena. Quindi il lavoro sul testo per la lettura è stato minimo, piccole aggiunte e piccoli tagli, ma la forma è quella. Per me non è nuova cosa, mi considero un autore, o scrittore, e poi attore. Nel senso che scrivo da quando sono bambino, la recitazione l’ho scoperta a vent’anni.

Dal teatro all'editoria, dal palco al libro. Che cosa significa per te fare questo passaggio? Pensavi fosse obbligato, l'hai cercato, è nato per caso...
Per quanto mi riguarda, da anni sentivo l’esigenza di pubblicare i testi. L’incontro con la Manni è stato casuale, durante una notte bianca in Salento, e di lì al tavolo a ragionare. Ma l’idea di mettere insieme me e Portaluri è stata loro. Un’offerta per me, lusinghiera ed irrinunciabile.

Il libro è scritto a 4mani, come dicevamo, con Maurizio Portaluri, oncologo primario di Brindisi. Al cuore di reportage, scritto da Portaluri, si affianca il tuo testo teatrale di denuncia, forte, duro, spietato...
Il lavoro e l’esperienza portata avanti da Nicola Lovecchio e il dott. Maurizio Portaluri è raro esempio di etica. Da un lato il capoturno che si sente tradito dalla sua azienda, mette in discussione la sua carriera, perché comprende quanto la dirigenza della sua fabbrica abbia omesso nell’informarli sui rischi e pericoli. Dall’altra Maurizio Portaluri, oncologo dotato di sensibilità umana e soprattutto scientifica. Sono entrambi esempio dell’idea di giustizia e di diritto, che è immediata nelle persone oneste. Il punto è che troppo spesso invece questa viene frustrata, da sentenze, e scelte politiche opposte.

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