SULL'ORLO DELLA SCONFITTA
Una sconfitta umana e politica che porta all'abbandono. Un giovane autore indaga in un periodo aspro e duro della calda Argentina.

Copertina 2

Alluminio
- Luigi Cojazzi

(Hacca, € 12)

Calcio, fabbrica e notte. Sono solo questi alcuni dei protagonisti del bel romanzo d’esordio di Luigi Cojazzi che ambienta una storia sulle delusioni, d’amore e di vita, nell’Argentina del 1978. Protagonisti un gruppo di ragazzi, fra cui Manuel e Dani, che vive di goal in campetti sterrati, fotografie sbiadite e ricordi, tenuti in fila da qualcosa che assomiglia al destino.

Il tuo primo romanzo è ambientato in Argentina, fra i contrasti di un Paese in bilico, che diventa specchio dei protagonisti e di Dani, personaggi sempre sospesi fra l'abbandono e l'abbandonare...
Sì, in effetti i personaggi di Alluminio sono sospesi in varie forme d’abbandono, un abbandono che può essere subìto, ma che può essere anche un abbandonare (o un abbandonarsi) attivo; in ogni caso è un abbandono che si riflette costantemente anche nella sorte della loro terra, nella deriva storica dei loro paesi.
Il libro si apre negli anni dell’avvento di Pinochet, in Cile, e prosegue sullo sfondo della conquista del potere dei generali nell’Argentina di fine anni ’70. Quindi le figure del libro soggiornano sempre sull’orlo della propria sconfitta, umana e politica, ma non sono dei rassegnati; semplicemente rifiutano, o tentano di rifiutare, tutto ciò che ci può essere di consolatorio nella storia. Da questo punto di vista l’abbandono ha molti tratti in comune con quella che alcuni hanno caratterizzato come ‘disperanza’: non disperazione, ma un superamento di quella forma ingenua di speranza che riposa in una immotivata fiducia nel futuro, per aprirsi a un diverso rapporto con le possibilità di cambiamento del proprio presente storico (e con la quotidianità, in ultima istanza).

Parli dei desaparecidos con molta passione. C'è qualcosa di autobiografico nelle tue parole a riguardo? E nel libro, c'è qualcosa di autobiografico?
Diciamo che quasi inevitabilmente il materiale grezzo cui attingi è autobiografico, pensieri, frammenti di vita tua o di altri, cose viste o ascoltate, che poi vengono ri-assemblati per dare forma a nuove vite o esperienze, che di autobiografico in senso letterale non hanno più nulla. Insomma, io personalmente ho sempre bisogno di un filtro, di una distanza. Non riuscirei a scrivere direttamente di quello che capita realmente a me, o attorno me. Sarebbe troppo concreto per immedesimarmici bene. Spesso la passione, nella scrittura, è mossa più da quello che vorresti conoscere, che da quello che conosci. Dal chiederti cosa può spingere, in certe circostanze, le persone ad agire in un certo modo. Detto questo, Alluminio si svolge in un mondo lontano (e in parte immaginario) e in un periodo storico di cui non ho alcuna conoscenza diretta, però nella costruzione dei personaggi e nella loro percezione dell’ambiente circostante, nel rapporto ‘emozionale’ che hanno con la loro epoca, confluiscono tanti frammenti della mia esperienza dell’America Latina. Senza di quella, difficilmente il libro avrebbe avuto un’ambientazione simile. In Colombia lavoravo in una zona in disputa tra la guerriglia da un lato e l’esercito e le forze paramilitari dall’altro, e dove la popolazione civile, e in particolar modo le comunità contadine, si pongono il problema quotidiano di come resistere al conflitto. È stata l’occasione di incontrarmi con tutte le tonalità emotive di un mondo in cui le parole speranza, sconfitta, futuro, morte assumono delle connotazioni ben precise. E da questo è nata anche l’idea di interrogarsi su alcuni aspetti delle forme di espressione della violenza.

L'alluminio, fin dalle prime righe, diventa parafrasi della vita…
L’alluminio’ è associato fin dall’inizio al dolore, alle sue consistenze acide, metalliche, fredde. Alla paura. È un richiamo vivido e reale a un sapore che si percepisce, ma su un piano più metaletterario è anche la ricerca di una scrittura a suo modo in grado di immergersi in alcuni sentimenti, mantenendo però una certa presa di distanza. Per i protagonisti del libro è anche una sorta di costante punto di svolta, di riavvolgimento: la parola che compare nei momenti chiave della narrazione, e che marca quella circolarità a cui i personaggi, loro malgrado, non riescono a fuggire.

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