COSA HANNO IN COMUNE?
Quattro storie lontane nel tempo e nello spazio, che si dipanano intorno a un enigmatico e introvabile spartito...
La croce Honningflod-Dervinskij
Giovanni Montanaro
(Marsilio Editori, € 16,50)

Giovanni Montanaro è nato nel 1983. È nato nel 1983 a Venezia, per la precisione. Studente di Giurisprudenza, ha scritto per il teatro, e con “La croce Honninfjord”, suo primo romanzo, è stato finalista all’edizione 2006 del Premio Calvino. La breve biografia dell’autore è fondamentale per interpretarne l’opera prima, un’intrecciarsi complesso e intelligente di particolari e minuzie che si muovono su un’asse temporale dal 1883 al 1988. Storie diverse, per tempo e per luoghi, che ruotano intorno a un unico spartito musicale, chiave di volta per le realtà che Montanaro costruisce con particolare precisione e attenzione. Miscuglio di generi e di sentimenti, l’opera prima di Montanaro ha il suo più grande pregio nell’osare, con le parole e con la narrazione, in un momento in cui sembra essere il più grande tabù.

Cosa hanno in comune Bjorn Korning, Edvard von Honninfjord-Dervinskij, Hoisbald e un ascoltatrice americana?
Il fatto che raccontano delle storie, e che queste storie sono collegate tra di loro. Che solo attraverso queste 4 persone poteva essere raccontata “La Croce”, e risolti i misteri che in essa continuano a presentarsi. Per il resto, hanno caratteri opposti e vivono vicende molto diverse. In tempi distanti. Sono persone alle quali, all’improvviso, accadono cose grandi. Ma, come possono accadere a qualunque persona: tutti vivono l’amore, l’inganno, magari la guerra. A tutti spettano scelte difficili. In fondo, penso sempre, ogni persona porta dentro di sé delle storie: la propria, ma anche quelle di altri. Quelli che di solito chiamiamo “ricordi”, secondo me sono anche e soprattutto storie che abbiamo in custodia… E queste quattro persone avevano questo, da ricordare. Da raccontare.

La musica, la narrazione è filtrata attraverso la musica. Tutto il resto è contorno. Cosa è per te la musica? Cosa rappresenta nel libro?
Sono un ascoltatore onnivoro di musica; dalla classica alla elettronica, dalla musica italiana trash anni '80 alla gregoriana. E, non so perché, quando ho cominciato a pensare all’Archivio, ho subito dato per scontato che ci fossero degli spartiti dentro; non cartelle dell’anagrafe, non libri, non foto. E la prima scena che mi è venuta in mente, mentre scrivevo, era quella, peraltro nemmeno molto originale, di due uomini che suonavano e una donna bellissima... Chi lo sa perché? Mi sono chiesto anch’io perché abbia fatto questa scelta. Ripeto, non lo so: però mi piacciono molte cose della musica. Il fatto che sia una narrazione, non un singolo istante; il fatto che sia suono, mentre il passato è in sé silenzio; che sia la forma più sublime di composizione; la forma più intuitiva di comunicazione; che non esista senza esecuzione; che possa semplificare passaggi estremamente complicati, e riesca comunque, anche se complicatissima, a sembrare essenziale; che possa essere fruita anche casualmente; che sia un linguaggio ostico; che sia tecnica pura al servizio dell’ispirazione. Mi auguro, sicuramente, che rappresenti il libro stesso: che il romanzo somigli a una musica. Una partitura ricca, ma facile all’ascolto.

Un romanzo storico, 4 tempi diversi e 4 luoghi opposti. Una narrazione appesa a un pentagramma musicale. Da dove nasce La croce Honninfjord?
Dalla fantasia. Dalla gioia. A me piace scrivere, ma non trovo interessante parlare di me stesso, né credo che l’unica cosa che un giovane autore ha da dire sia la classica storia di quattro ragazzi sotto la tettoia di una squallida periferia urbana che fumano uno spinello mentre pioviggina … A me sono venute in mente delle immagini: due uomini e una donna, un carteggio, un ragazzo che parte dalla Norvegia in una nave, un monaco, uno sterminato Archivio pieno di spartiti. Cosa avevano in comune? Ho cominciato a pensarci, sempre di più. A sentire che c’era una relazione tra di loro. Poi, all’improvviso, non so mai come è accaduto, tutto ha cominciato magicamente a coincidere. E allora ho scoperto che quella era la storia che volevo raccontare. È una sensazione bellissima. E mi sono messo a raccontare.

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