PRECARIATO MARTORIATO
Giovani, carini e disoccupati? Forse in un'altra Italia... Viaggio nell’Italia del successo e della trasformazione.
Precari e contenti. Storie di giovani che ce l'hanno fatta
Angela Padrone
(Marsilio, € 14,00)


Angela Padrone, giornalista romana de “Il Messaggero”, racconta con ironia e intelligenza la storia di chi ce l’ha fatta, grazie a ingegno e bravura,  a raggiugere la tanto temuta flessibilità e a tramutarla in stile di vita e di successo. Protagonisti di questo vademecum dell’affermazione, curatissimo e molto preciso soprattutto nella bibliografia, sono giornalisti, archeologi, calciatori e tuttologhi che si trasformano in quello che il mercato richiede, senza badare a energie e declinando il web e le sue offerte alla ricerca di soddisfazioni economiche e del cuore.

E’ davvero uno spaventapasseri il precariato o la sua presenza è reale più che mai?
Le difficoltà sul mercato del lavoro sono reali. E lo sono da circa 30 anni per le caratteristiche dell'intera economia italiana. Poco dinamismo, frantumazione dell'impresa in piccolissime aziende, scarsi investimenti nella ricerca e nell'innovazione, rigidità del mercato, iperprotezione di alcune fasce, familismo e nepotismo, inadeguatezza del sistema di istruzione...potremmo continuare. La flessibilità "regolata" qualche miglioramento, paradossalmente, l'ha portato, anche se ha trascurato ciò che invece è previsto in tutti i paesi occidentali: garanzie anche per chi è flessibile. Io ho cercato nel mio libro proprio di vedere in quali casi le storie vadano "bene", cos'è che serve ad accompagnare una persona nel mercato del lavoro.

Qual è la storia “positiva” che l’ha colpita maggiormente?
Sono tutte storie di "passione" e per questo mi hanno coinvolto tutte. Potrei citare l'ingegnera che si è ritrovata a fare uno stage nella rimessa degli autobus e non è scappata sdegnosamente, come altri avrebbero fatto al suo posto, e ha trovato il lavoro che cercava... potrei raccontare dell'oncologa che ha studiato con determinazione nonostante le opinioni della famiglia, e si è ritrovata ad Harvard... ma anche della ex ballerina che per diventare maestra ha fatto la cameriera per dieci anni.

Cosa fa la differenza e qual è la differenza, fra chi ce la fa e chi  invece continua a sognare il posto fisso (o solo lo stipendio fisso)?
La determinazione, la passione, l'umiltà, la capacità di soffrire. E poi naturalmente la scelta del giusto percorso di studio. Le cose non sono mai facili per nessuno. Oggi va di moda dire che "prima" tutto era diverso. Ma non è vero. Per lo meno 20 anni fa non era tanto diverso, c'era tanta disoccupazione, tanta rigidità e tanto lavoro nero. Non si chiamava precariato, ma esisteva lo stesso. Anzi, io dico che esistevano anche meno opportunità. Bisogna riuscire a sfruttarle.

Lavoro a nero e sfruttamento, due realtà poco prese in considerazione, eppure i dati parlano da soli, perché?
Sì, appunto. Il lavoro nero non fa "titolo", non buca il video...! Invece il precariato è molto più chic, è uno slogan di successo dire "No al precariato". Peccato che abbia poco senso. Ciò non toglie, lo voglio sottolineare, che i problemi ci sono e che a volte le persone li vivono  in modo anche drammatico. Ma ci si concentra sugli aspetti sbagliati. Voglio fare un solo esempio: nella scuola il precariato esisteva anche negli anni Ottanta. Invece di fare i concorsi, in modo trasparente e preciso, si è continuato a fare entrare docenti dalla porta di servizio. Così si è fatto male ai docenti (che sono diventati precari a vita) e soprattutto alla scuola e ai ragazzi che dovrebbero avere la garanzia dei professori migliori. Ma di questo si parla poco. Si parla solo del povero "precario" cha ha diritto al suo "posto". Io non sono d'accordo.

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