PRONTI A MORIRE IN DIRETTA TV
una trama viSionaria e una particolare e personalissima iRonia per il libro d'esordio di un giovane pugliese

Giancarlo Liviano D’Arcangelo
Andai, nella notte illuminata
(PeQuod, € 15)

L’esordio di Giancarlo Liviano D’Arcangelo, pugliese classe 1975, è strepitoso. Al centro del romanzo, ambientato a San Francisco, un reality show estremo, il “Golden Death”, avente come protagonisti 5 concorrenti pronti a morire in cambio di un cospicuo premio in denaro. La loro sorte, come ogni reality che si rispetti, sarà decisa al televoto. Tra i concorrenti un condannato a morte, un malato terminale di aids, un evirato, una coppia di innamorati e Alex, un giovane italiano, d’origini meridionali. Guest star dell’evento televisivo dell’anno Paris Hilton, alla ricerca dell’immortalità. Liviano mostra straordinaria abilità e controllo di scrittura che, coniugati a una trama visionaria e a una particolare e personalissima ironia, rendono Andai, nella notte illuminata uno degli esordi più convincenti dell’anno.

Hai scelto di raccontare il mondo dei reality, il reality più estremo. Perché questa scelta di descrivere il mondo televisivo proprio attraverso il biglietto per il successo dei nullacapaci?
Mettere in scena un vero e proprio reality show è stata un operazione per me abbastanza coinvolgente, specie se penso alla premessa da cui sono partito. Credo che il reality show come genere televisivo, almeno per come è pubbicamente recepito, sia un falso genere. Non esiste. Smette di esistere esattamente nell'istante in cui passa da una fase sperimentale a una codificazione gobalmente accettata sui cui fondare lo sviluppo dei vari prodotti che girano per le reti. Non c'è un briciolo di realtà nei cosidetti reality. La realtà vera è dilatata nei tempi, prevede lunghi momenti morti non hanno nulla di televisivo. Se noi mettiamo una telecamera nascosta nella carrozza di seconda classe dell'Eurostar Roma - Milano assisteremmo 99 volte su cento a 4 ore di noia assoluta, con gente che legge il giornale e ascolta musica. Se invece avvisassimo i passeggeri della presenza della telecamera e e selezionassimo alcuni di loro attraverso un casting suggerendogli di fare sesso sui sedili reclinabili, avremmo un prodotto altamente vendibile. Il reality si configura quindi, almeno nei miei intenti, come una proficua allegoria dell'intero flusso televisivo che s'insinua nelle nostre vite.
    
Paris Hilton, già protagonista del racconto di “Voi siete qui” (minimum fax, 2007), ha grande spazio nel tuo romanzo. Come mai? Cosa ti affascina di lei?
Di Paris Hilton mi affascina essenzialmente il devastante potere iconografico. Lei rappresenta il suo universo di riferimento con un'esattezza tale da ergersi ad archetipo. Solo a Hitler è riuscita una tale osmosi in passato. Credo che per questo motivo il valore semiotico di Paris Hilton sia una cifra della nostra società.

 Alex, il concorrente italiano, viene da VillaFranca, gemella reale della Martina Franca in cui sei cresciuto. Sei molto critico nei confronti della tua città…
La critica della mia città è incidentale. L'ho descritta perchè è lì che sono cresciuto e volevo scrivere di ciò che conosco bene, ma credo che l'affresco di provincia che ho tentato di fare sia applicabile all'intera provincia italiana. Oggi la provincia è completamente integrata nel centro, e in alcuni casi diviene centro essa stessa poichè è lì che la cultura piatta e omologante diffusa della televisione trova facile terreno per attecchire. Le grandi città, offrendo ancora qualche oasi di scambio ideologico non omologato a pensiero unico, s'apprestano a diventare periferia culturale di questo paese.
    
Che programmi hai per il futuro?
Sto raccogliendo il materiale per un nuovo libro. Ho in mente il tema e l'ambientazione ma non un quadro preciso di riferimento. So che voglio parlare del "potere", ma non ho idea dei binari da seguire. E questo dal mio punto di vista è sicuramente un bene.


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