Un'idea fissa: farla fiNita!
Dissacrare l'argomento del suicidio con ironia e astuzia...

Suicidi falliti per motivi ridicoli
AA.VV – A cura di G.Morozzi e G.Lisai
Coniglio Editore

Un'antologia strana questa, uscita poco più d'un mese fa per i tipi di Coniglio Editore, dal tema singolare: il suicidio. Tema che viene dissacrato con ironia e astuzia dagli autori, giovani scrittori e non solo (ci sono cantanti, attori, musicisti). In testa al progetto ci sono il popolare autore Guanda Gianluca Morozzi e l’emergente Gianmichele Lisai. Protagonisti, diversi e sempre contradditori, sono fashion victim, feticisti in  bordelli, coppie di fidanzatini. Personaggi contrapposti che hanno un unico desiderio: farla finita. Il progetto, ambizioso e portato avanti con cura, ruota intorno alla fatidica domanda: “Perché la gente si uccide?”. Ritratto e risposta di una raccolta che, con forse alcuni clichè (la velina triste) e spunti di cronaca abusati (il blogger che progetta di suicidarsi on-line), cerca di scherzare su un tabù della nostra società, è la contro domanda : “Perché la gente si uccide così poco?”. I più bravi Marco Nardini e Gabriele Dadati.

Con Gianmichele Lisai, studente di filologia e di linguistica italiana bolognese, abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

Da dove nasce l'idea di fare un'antologia sui suicidi?
Nasce a tavolino. Mi sono chiesto quale tema potesse essere abbastanza divertente, curioso e accattivante al punto da poterci tirare fuori l'ennesima antologia. C'ho pensato circa un quarto d'ora ed è arrivata l'idea.

Com'è stata effettuata la selezione degli autori?
Ero in pizzeria con Gianluca Morozzi, Gianluca Mercadante,  Marco Nardini ed Elisa Genghini (tutti autori presenti nell'antologia). Ho parlato loro dell'idea: è piaciuta, quindi ci siamo messi lì a buttare giù, su un fazzoletto di carta, i nomi degli autori che potessero funzionare per un progetto di questo tipo. Qualche autore me lo ha segnalato l'editore. Un paio di autori me li ha segnalati qualche altro autore.

Che racconti consiglieresti per capire "l'essenza" del libro?
Sarebbe come dichiarare quali racconti mi sono piaciuti di più… capirai che da curatore devo essere imparziale.

Fra i tanti autori scelti su quali punteresti per il futuro?
Sui giovani: Ivano Bariani e Gabriele Dadati sono tra i migliori della nostra generazione.

Cosa ne pensi dell'editoria italiana?
Penso che sia un po' come un pasto di "Pantagruel". Pantagruel è il personaggio di Rabelais che impersonifica il magnone e beone. Ecco, l'editoria italiana è come una bistecca di 300 chili, solo che è destinata a uno stomaco (i lettori italiani) che non è certo lo stomaco di Pantagruel. Insomma, si cerca di ficcare un bue nello stomaco di un neonato: un bue è eccessivo, e il neonato scoppia. Detto questo, ci sono editori che "devono" sopravvivere perché sono importanti, anche se l'editoria è troppa. Non parlo dei grossissimi chiaramente, che quelli ci saranno in eterno. Parlo di editori di qualità, medi e piccoli, come Il Maestrale, Fernandel, Minimum Fax, Sironi… Potrei elencarne qualche altro ma non abbiamo
abbastanza spazio.

Cosa ne pensi dell'editoria a pagamento?
Non mi piace. Credo non piaccia a nessuno. Personalmente non pagherò  mai per pubblicare (a meno che non diventi editore di me stesso). Ma l'editore è un imprenditore: legittimo che si faccia pagare. Il problema dell'editoria a pagamento è l'acquirente non il venditore. Perché infondo è commercio, no? Infondo un editore a pagamento vende un servizio per guadagnare dei soldi. Se ti dicessi che Carducci pagò Ristori perché pubblicasse le sue prime rime? Certo, erano altri tempi.

Cosa consiglieresti agli autori italiani che vogliono emergere?
Nella migliore delle ipotesi farei io stesso parte della categoria quindi più che avventurarmi a dare consigli dovrei chiederne.

Che programmi hai per il futuro?
Be', intanto sto curando una rubrica per "Veins" - una rivista letteraria nascente (entro marzo dovrebbe uscire il primo numero). Poi sto lavorando ad una raccolta di racconti e ad un romanzo breve. Poi spero di trovare un editore (visto che abbiamo detto che ce ne sono troppi): non per la raccolta di racconti e per il romanzo ma per un impiego.


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