Una storia perfeTTamente imperfeTTa
quella di un aVVocato 50enne che si innamora di un giovane assiStente...

Stella Pulpo
"Oblio e Plenilunio"
Antonio Dellisanti Editore
Pagg. 128 - 12 euro
La scrittrice tarantina Stella Pulpo pubblica a ventun’anni il suo romanzo d’esordio. Lo fa con una casa editrice di Massafra, Antonio Dellisanti Editore, particolarmente attenta ai talenti pugliesi e che, anche questa volta, sembra aver centrato l’obiettivo. Il romanzo della Pulpo, caratterizzato dai lunghi tempi di narrazione, racconta la storia di un avvocato ormai cinquantenne che si scopre attratto dal suo giovane assistente. La vicenda, trattata sempre con una garbatezza quasi esagerata, non si trastulla in morbosità di nessun tipo, ma serve alla Pulpo per mettere in piedi una riflessione sulla società moderna. La prosa, impegnata e troppo spesso ingessata, è un grave deficit per la narrazione cui avrebbe giovato maggior spontaneità. Il romanzo resta, valutando la giovane età dell’autrice e le difficoltà intrinseche del tema trattato, un buon esordio. Merito primo di Stella è quello di essersi confrontata con una realtà che suoi coetanei non avrebbero mai preso in considerazione.

“Oblio e Plenilunio” ha come epicentro un tema molto comune, l’amore, con un risvolto poco consueto: l’omosessualità maschile. Il protagonista, Marcello, prova una profonda e decisa passione per la moglie, che poi verrà oscurata da quella per il giovane assistente. Sembra che alla fine sull’impulso prevalga la paura di essere giudicati, la paura di cambiare, il terrore di sbagliare. Credi che attualmente esistano queste dicotomie nella nostra società?
Assolutamente sì. Ma è una questione emotiva, non sociale. O sociale, di riflesso. Intendo dire che si tratta di un dissidio che appartiene alla sfera intima dei personaggi, non discutibile. Francamente nemmeno giudicabile. Io non mi permetto di dire chi è giusto e chi no. Cosa dovrebbero fare e cosa no. Non giudico i miei personaggi. E mi piacerebbe che anche chi li legge tentasse di conoscerli, di scovarne l’umanità, piuttosto che valutarne tecnicamente il comportamento. L’ho già detto, sono convinta che esistano centinaia di piccole diversità in moltissime persone apparentemente “normali”. Sono convinta esistano ancora moltissime dicotomie, moltissime stigmatizzazioni. La diversità di Marcello e David è emblematica, funzionale a rappresentarne molte altre ad essa assimilabili.

Scegli di parlare del passato di David, di raccontare un amore indiano che finisce per imposizione paterna. Ho rivisto, nell’India che descrivi, molti atteggiamenti ancora diffusi in Italia e in modo particolare nel Mezzogiorno (la paura di mostrare la propria omosessualità, il sottostare ai voleri altrui). Credi che ne Sud qualcosa stia cambiando o che la mentalità, nei confronti dell’omosessualità, non sia ancora pronta a mutare?
Francamente non saprei. Ho la fortuna, per così dire, di vivere in una città che, pur essendo in TERRONIA, ha una mentalità in ogni caso più aperta di quella dei paesini di tremila anime. Racconterò un aneddoto. La scorsa estate è venuto a trovarmi un mio amico toscano, omosessuale. Avvertii i miei amici, che mi risposero che lo sapevano già, che li aveva avvertiti Deborah, che Paolo era “ricchione”. E lo trovarono tutti adorabile e furono 5giorni davvero belli. Questo è il sud che conosco io. In crescita culturale, sicuramente lenta, ma pur sempre crescita.

Clara viene vista dal padre, Marcello, come una ragazza che cresce, che matura fisicamente ma che non riesce a stabilire un legame solido con altri ragazzi. Credi che i giovani d’oggi non riescano a ricreare quelle situazioni d’amore, quel amore puro che invece si impara a conoscere nel libro?
Devo essermi espressa davvero male se è questa l’immagine che passa di Clara. Non credo assolutamente che sia questa la maniera in cui la descrive il padre, anzi. Marcello parla di una figlia perfettamente imperfetta, giovane, fidanzata, studentessa incostante, perennemente attaccata ad un telefono, partecipe di manifestazioni politiche e fumatrice occulta di sigarette nascoste. Semplicemente sa, percepisce epidermicamente, che sua figlia ha una sensibilità in più, una sorta di maturità distintiva rispetto alle coetanee. Per quanto riguarda le differenze tra amore giovane e amore adulto, non trovo sia il caso di generalizzarne differenze ed affinità. È l’individualità che fa la differenza. Sono le persone, e i personaggi, a creare e ricreare la purezza delle sensazioni nel mentre stesso in cui le vivono.


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