paLLoncini di goMMa
strane afFascinanti similitudini...

I sassi vanno matti per le sasse

Roberto Tossani

Zandegù Editore

216 pagg. – 13 euro 

Capita a volte di leggere due libri vicini. Di leggere un autore esordiente, come un certo Roberto Tossani che ha quarantasei anni e vive a Valdobiadene (TV) e uno “sconosciutissimo” Nick Hornby che vive a Londra ed è nato nel 1957. Fin qui poco in comune (anzi niente). Se non fosse che nella bravura del primo si rispecchia, a tratti, il genio del secondo.
Insomma, prendete Alta Fedeltà del sopraccitato Hornby.
Togliete i dischi, Laura, Barry e Dick.
Lasciate però un certo Rob.
Spogliatelo dell’umorismo inglese e dell’ossesione musicale.
Sostituite i pessimi golfini di Rob con un abbigliamento non ben definito.
Mettete una passione per improbabili discussioni con laconici water, la lettura di sassi. Ed il lavoro: far volare i palloncini.
Insomma, se riuscite a fare tutto questo avete ben presente Bonifacio Quaresima: il protagonista di I sassi vanno matti per le sasse. L’esordio di Tossani, pubblicato da Marianna Martino (la più giovane editora di Italia – come spiega Roberto nei ringraziamenti), è un libro divertente (ma non troppo), scritto bene, con semplicità che non diventa mai né superficialità né leggerezza. Un libro che parla di lavori impossibili, di genitori impossibili, di compagni di lavoro impossibili. Un racconto che si svolge nel paese che non c’è e invece riesce a diventare paradigma di quello che circonda il lettore, lo scrittore, nel momento stesso in cui legge, nel momento in cui scrive. Tossani riesce a fare dei palloncini, quelli che colorati occupano un enorme stanzone e ballano nell’aria su musiche a tratti veloci e a tratti lente, il paradigma dell’uomo. Riesce a fare di quei pezzi di gomma che nuotano nel mare nel cielo dei manichini volanti di uomini, con le loro uguali paure e gli stessi dissapori. Quello che Tossani scrive è il romanzo di un uomo che non vuole diventare adulto e che conosce solo donne sbagliate. Donne troppo grasse, donne senza un’occhio, donne troppo normali che arrivano a chiamarsi Domenica delle Palme. Quello che Tossani racconta è una realtà strana che sarebbe bello chiedersi se da qualche parte esiste davvero una cosa del genere. Se davvero è così infarcita di racconti strani, di visioni, di massime. Come la perla che Roberto consegna ai posteri, non nuova ma che ben centra la filosofia del protagonista, è proprio “Come la carta igienica, amore mio: la felicità finisce sempre quando meno te lo aspetti”.

 

Bonifacio Quaresima. Un nome strano per un personaggio tormentato, che parla con water e piante, traduce la lettura di sassi. Da dove arriva questo personaggio così anomalo?

Come tutti i miei personaggi narrati in prima persona, anche Bon nasce dall’esasperazione di uno dei miei tanti me stessi. Immaginiamo una personalità multipla non patologica: io mi vedo così e di volta in volta prendo uno dei miei tanti “io” e lo faccio diventare unico, definito, circoscritto. Un po’ come in un’infinità di mondi paralleli: ciò che sarei se fossi solo quella parte di me. A volte mi sento un po’ come il personaggio del bellissimo film Identity di James Mangold. Il nome, Bonifacio Quaresima, nasce invece dopo la scelta del nome Domenica Delle Palme per uno dei tre personaggi femminili.

Il libro unisce fantasia a sorpresa, colpi di scena a ballate di parole. D'obbligo è: lo spunto autobiografico c'è o si tratta di biografia pura?

Se si eccettua il discorso appena fatto sul personaggio e un punto fondamentale della mia narrazione in generale (scrivo solo di cose che conosco perché le ho vissute o perché ho cercato di immaginare totalmente ciò che avrei sentito se le avessi vissute) in Sassi non vi è alcunché di autobiografico (anche se detto così sembra stupido). Avevo bisogno di prendere le distanze da me: è un romanzo scritto dopo quella che io considero la mia opera prima, talmente autobiografica che vi si trovano asini che volano e frullati di pipistrelli.

Quali letture credi che abbiano influenzato il tuo scrivere?  Personalmente ho notato uno spiccato riferimento al Rob di Nick Hornby in "Alta Fedeltà". Rob, proprio come Bonifacio, ha paura di essere adulto. Rimane intrappolato nel mondo di dischi, proprio come Bon fa con la stanza imbottita di gommapiuma dove controlla i palloncini volare.

Non ci avevo mai pensato, hai ragione. Però no, con i Sassi mi sono divertito a creare una nuova figura dell’inetto contemporaneo, riveduta e corretta, sulla scia dei grandi inetti del 900: l’Emilio Brentani di Svevo, il Giulio Gambi di Tozzi, il Filippo Rubè di Borgese e via così. Tutti personaggi incapaci di vivere, i primi antieroi della letteratura. 

 

Un consiglio che vorresti dare ai giovani scrittori d'oggi...

Per dare dei consigli bisognerebbe credere che esista un metodo, o alcuni metodi, canonici e/o personali. Non so dare consigli perché non credo esistano regole, in alcun campo. Di solito sto ad ascoltare gli altri e poi cerco di farli pensare in base a quello che dicono. Ognuno così si cerca la propria strada da solo. Che sia sentiero, autostrada, viale alberato o dune del deserto.


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node