noN vergoGnarti
Mai vergorgarsi dei propri scritti... Fateli leggere. E' il consiglio di GiusEppe Sofo, giovane autore alla sua prima puBBlicazione

Giuseppe Sofo

Dollville, racconto teatrale

Pgg.116 – 12 euro

Incontri Editrice

 

L’esordio di Giuseppe Sofo prende nome “Dollville”. Si tratta di un racconto teatrale illustrato da Stefano Ladini, giovane e promettente fumettista. Ci piacerebbe dire altrettanto di Sofo, ma nel suo breve scritto, presentato a numerosi concorsi (fra cui il Campiello Giovani) il bolognese non riesce a esprimersi al meglio, non riesce a convincere. Una storia a tratti interessante, quella narrata, troppo spesso scontata e scritta in maniera sciatta. Le 11 scene, con tanto di consigli per creare l’atmosfera del capitolo così come è stato concepito (si parte dalla musica, per arrivare al cibo e alla bevanda) sono slegate fra loro, piene di clichè e banalità. La storia di Dollville è poi narrata da uno Iago qualsiasi, figura caricaturale ricalcata sul protagonista shakespeariano, che dall’Inghilterra descrive i protagonisti e le disgrazie della sperduta e minuscola cittadina americana. Una città dove, almeno secondo l’autore, Sergio Leone dovrebbe convivere con Sandro Botticelli e i Rolling Stone con i Queen. Quello che esce fuori, da una lettura superficiale come approfondita, è un guazzabuglio di idee che ricreano nel lettore, probabilmente, lo stesso caos che Sofo aveva durante la stesura. E forse è proprio questo l’unico merito del giovane autore.

 

Questo è il tuo primo romanzo, a lungo però hai vissuto nel sottobosco letterario fatto di riviste cartacee e on-line, pubblicazioni su antologie e presentazioni. Cosa significa approdare alla prima integrale pubblicazione?

Ovviamente è una soddisfazione enorme. Ogni pubblicazione, per piccola che possa essere, è sempre un nuoVO traguardo e una nuova possibilità di comunicare qualcosa che si sente. Una pubblicazione individuale, soprattutto “Dollville”, che ho preparato per anni curandola personalmente, è quello che sognavo da tempo.

 

Dollville non è un semplice romanzo, ma un racconto teatrale. Una scelta strana, per un esordiente, quella di affacciarsi sul mercato editoriale con un romanzo del genere: da cosa è stata dettata?

Dollville è stato pubblicato molto tempo dopo la sua nascita. Ho scritto questo racconto un paio di anni fa, immaginandolo rappresentato in un teatro e narrato da una voce calda, magari accompagnato dalle note di una chitarra acustica. In realtà, può benissimo essere letto come qualsiasi altro racconto e per questo è stato pubblicato da Incontri Editrice. Spero che “Dollville” riesca presto ad approdare anche su un palco in una vera produzione teatrale.

 

I personaggi di Dollville si intrecciano e non c’è una vera e propria struttura narrativa. Le fondamenta del romanzo sono volutamente destrutturate, come mai questa scelta stilistica?

In “Dollville” racconto una storia dichiaratamente senza personaggi, se non secondari, di una città che non esiste e della sua festa che (forse) non è mai esistita. Una scusa per poter raccontare che la letteratura può vivere da sola, senza i suoi protagonisti, senza le nostre strutture e costruzioni artificiali, ma solo grazie alla sua enorme forza. Non c'era altro modo per fare questo che quello di costruire un romanzo “a cassetti”, come diceva Gaston Paris, in cui ogni capitolo è una nuova storia, che fa parte di un tutto, ma che non dipende da ciò che è avvenuto prima. Una storia che può avere inizio e fine ovunque e che potrebbe anche non averne affatto.

 

Accompagnano le tue parole le illustrazioni di Stefano Landini, da cosa nasce questa collaborazione?

Stefano è un'artista favoloso, lavora da anni per le più importanti case editrici nell'ambito del fumetto, ma anche delle illustrazioni e della grafica. Oltre questo, è un grande amico. Appena Incontri mi ha contattato per chiedermi di pubblicare “Dollville”, ho pensato che una collaborazione con Stefano avrebbe reso il libro più interessante e più bello, anche per me. Lavorare con lui poi è stato stupendo; usiamo due linguaggi diversi eppure anche senza parlarci sapevamo esattamente cosa ognuno sperava di ottenere dall'altro. Com'è stato lavorare con lui? Semplicemente spettacolare.

 

Attualmente gli scrittori giovani hanno sempre + spazio, cosa pensi della crescente attenzione da parte delle case editrici nei confronti di scrittori “under 25”?

In ogni ambito culturale puntare sui giovani significa novità, freschezza di idee e anche un po' di quella sana sfrontateZZa che fa mancare alle opere giovani la perfezione, ma che le rende di grande impatto.

 

Che programmi hai per il futuro?

Dopo la laurea partirò un anno per il Dickinson College in Pennsylvania, dove sarò assistente di lingua e letteratura italiana. Sto scrivendo diverse nuove cose, tra cui una fiaba illustrata per bambini in endecasillabi rimati e soprattutto aspetto di vedere “Dollville” a teatro.

 

Cosa consiglieresti a un giovane scrittore esordiente?

Di scrivere, scrivere, scrivere. A parte questo, di non avere fretta a pubblicare, ma anche di non vergognarsi a far leggere quello che si scrive. Si impara molto di più dalle critiche sincere che dai complimenti e chi legge “ha sempre ragione”.

 

 


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node