CHIEDIGLI di descriversi...
e scoprirai uno Ke vive X scrivere

Titolo: Sempre dipingo e mi dipingo
Autore: Nunzio Festa
Anno: 2006
Editore: Il Foglio
Collana: Istant book
Prezzo: 10 €

Nunzio Festa è uno che se gli chiedi di descriversi ti risponde con disinvoltura, quasi fosse la cosa più naturale del mondo “Sono un collaboratore giornalistico in questo spiraglio di meridione. Con varie situazioni, cartacee e telematiche. Vivo per scrivere. Amo la poesia, da Impazzire”. E lui, che di anni ne ha quasi 25 e vive in provincia di Matera, ha fatto della scrittura e del divertimento scopo di vita.

Appassionato da sempre ai versi il suo vero e primo amore, adesso si affaccia sul mercato editoriale anche con un libro di narrativa, una raccolta di racconti ben scritti e implacabili. Implacabili perché non ne vogliono sapere si essere relegati a semplice dimensione di carta, ma vogliono conoscere – e far conoscere, mille universi insieme tramite le parole.
Le parole, che per Festa sono più di semplici lettere messe insieme. Sono quelle che ti fanno descrivere il mondo, che ti circonda e che spazio – troppo spesso, non trova sui giornali.
Sono quelle che ti fanno vedere, da altre parti, una realtà spesso, troppo spesso, trascurata. E si viaggia, in queste short story attraverso un supermercato dove le commesse devono imparare a fare di tutto, attraverso il G8, attraverso le fabbriche che vengono chiuse e i lavoratori che adesso il lavoro non ce l’hanno più. Sono le voci dei più deboli, quelle che Festa interpreta magistralmente. Racconti meridionali, perché il Sud te lo porti dentro e non te lo dimentichi, non te lo puoi scordare.
Il Sud te lo porti dentro attraverso parole che interpretano e si illuminano dei personaggi che le usano, con cui si divertono. Con i personaggi di cui sono fotografia, di cui sono pennellate di colore in quadri da scoprire. Come colori del primo, bellissimo, racconto che dà il titolo ad una racconta fatta di personaggi che si muovono e parlano come tutti i personaggi dovrebbero fare, di voce propria.

Un poeta che usa la penna anche per produrre racconti. Un desiderio nascosto, il sentore di non riuscire ad arrivare con la poesia o un tentativo di abbracciare tutte le forme di comunicazione della parola?
La seconda che hai detto. Nel senso che con la poesia sono convinto di dire tutto quello che voglio. Forse, non mi basta. Allora ho desiderato dire in prosa per gettarmi con tutto in corpo nel mare delle storie. Sono certo che con la prosa si riesca a dire in maniera più vasta, questo sicuramente. Ma questa mia affermazione non sconfessa la precedente. Ultima cosa, mi cito e ricito dicendo che nella poesia chi si smarrisce mentre nella prosa ci si ritrova. Ed entrambi i sensi, le sensazione anche sono magnifiche. Necessarie.

I racconti che proponi nel tuo primo libro di prosa sono molto brevi, dei flash narrativi che catturano letteralmente il lettore. Come mai hai scelto questo genere (il racconto breve) che in Italia hanno scarso successo?
Perché non mi sono posto il quesito. Non ho pensato proprio a questa cosa. Almeno all’inzio. Ed era anche la forma che mi veniva più spontanea. Solitamente la spontaneità è alla base delle mie prove, anche se non in tutte.

Sono dei ritratti della vita quotidiana, quelli che proponi. Dei piccoli dipinti, che durano il tempo della lettura e lasciano delle forti immagini. Da cosa nasce il tuo desiderio di descrivere dei momenti fugaci, a volte istanti di vita quotidiana?
Dagli incontri, senza alcun dubbio. Dalla mia esperienza personale. Dalla poesia e dalla politica, dai volti della mia terra e da quelli del dolore d’altre fotografie di mondo.

Grande attenzione poi è data ai problemi che coinvolgono direttamente l’Italia. Si parte dal G8 per arrivare alla fabbrica di Melfi, a cosa è dovuta questa grande attenzione per la nostra società?
Semplicemente dalla partecipazione a grandi ed epocali lotte. Dal braccio a braccio con i movimenti e nei movimenti per quanto riguarda ad esempio il G8 e dalla condivisione con le esigenze di rivolta d’operaie e operai della fabbrica, come per Melfi. La mia attenzione deriva soprattutto dai ghirigori della politica nella mia anima. Dal desiderio di rivolta permanente e di riscossa decisiva.

Cosa ne pensi dei racconti brevi e dello scarso successo che hanno in Italia?
Mi piacciono molto. Oltre a scriverli, mi piace tanto leggerli. Ci sono autrici e autori che hanno doti molto sviluppate in questo tipo di scrittura, in questa forma diciamo per semplificare ulteriormente. A mio avviso, dico una banalità, è molto difficile incidere con i micro racconti. Ma quando si riesce è forte. Citi e citi e citi momenti presi dalla pagina. Frasi e batticuori. Mi spiace che in Italia non siano molto apprezzati, ma non lo trovo affatto inatteso. Cioè nel nostro Paese s’apprezza poco l’incisività e la frammentazione, pure. Penso inoltre che si tenga più a cuore i mallopponi (a volte banali e insignificanti), non per contenuto a volte ma per stile e azioni e Verità.


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