da aniMatrice a scriTTrice
cercate un libro banale che racconti una classica storia d'amore? Eccolo, ma lo troverete anche molto MOLTO diverTente...

Mi piaci da Morire
Federica Bosco
pp.136, euro 7,90


federicaBosco

Mi piaci da morire è il libro d’esordio di Federica Bosco, più che trentenne fiorentina. Lei, che ha passato la vita a lavorare nei villaggi turisti, ha deciso di scrivere un rosa banale, ma non per questo meno divertente. “Mi piaci da morire” è uno di quei libri poco impegnati, uno di quelli da leggere per staccare il cervello. Letteralmente. La trama è semplice. La protagonista, aspirante scrittrice, vive a New York con un gay e un’aspirante cantante africana. Ha avuto una storia con un uomo fidanzato e, quando meno se lo aspetta, entrerà nella sua vita un uomo nuovo. Ma sarà quello giusto? Se volete rilassarvi e trovare risposta a questa lacerante questione, questo è il libro che fa per voi.

Con Federica abbiamo parlato del suo libro, di omosessualità ed editoria a pagamento…

Un passato da animatrice e un presente da scrittrice. Prima di esordire con “Mi piaci da Morire” infatti hai lavorato per anni in villaggi turistici. Quanto e come ti è servita questa esperienza per scrivere il tuo libro?
L'esperienza nei villaggi è estremamente importante e la consiglio a tutti perchè ti forma a livello umano e ti insegna tutto in fatto di pubbliche relazioni, organizzazione e problem solving, impari 2 o 3 lingue, oltre a girarti il mondo gratis, ma soprattutto ti insegna a comunicare con gente di culture, religioni e razze completamente diversi dai tuoi e apre incredibilmente i tuoi orizzonti. Impari a gestire le gerarchie e a cavartela da solo e non c'è niente di altrettanto faticoso, tutto il resto dopo ti sembrerà una passeggiata.
Il tuo è un libro che ha incontrato un crescente favore di pubblico e pochi consensi dalla critica, sono in molti ad averlo definito banale. Come vive le critiche uno scrittore emergente?
Liberissima di non credermi ma sei la prima che mi dice che il libro è banale, credo che in effetti questa sia la prima critica! Comunque se la critica è fondata e costruttiva è sempre ben accetta.
Il paragone con Bridget Jones è scontato. Monica, la tua single, si muove però su una New York quasi nascosta, che a tratti compare con un leggero cinismo. Fa un lavoro che non le piace, frequenta il classico dongiovanni ma, al contrario di Bridget, è sicura del suo aspetto fisico. Monica sembra, a tratti, un cliché e un contro-cliché. Come mai hai scelto come protagonista una single a New York visto e non una donna sola a Firenze?
New York per me ha sempre rappresentato il grande sogno, il centro del mondo, il posto dove tutto si realizza e Monica, che si trova in un momento particolare della sua vita, fatto di bisogno di certezze, paure ancora infantili e grande bisogno di capire chi è, crede che, mollando tutto e andando a lì, magicamente tutto si possa risolvere. Ovviamente questo non avviene, non fino a quando non avrà fatto i conti con sé stessa. Però attenzione, il paragone con BJ non è affatto scontato, quello che le accomuna sono l'età e l'imbranataggine, ma Monica soffre di cose più radicate, affronta la solitudine di una città che sa anche essere molto ostile se non segui le sue regole,il distacco dagli amici che sono la sua famiglia, un uomo (David) che in fondo non era così stronzo, ma che lei non ha saputo tenere e un altro Edgar che sembra piovuto dal cielo ma che invece ha un sacco di problemi. Monica non è mai single, non nella sua testa perchè ha troppo bisogno d'amore.
Sono tanti i problemi affrontati nel romanzo. A partire dalle difficoltà di vivere in un paese diverso, ai pregiudizi che gli americani hanno nei confronti degli italiani, per arrivare alla paternità degli omosessuali. Nel tuo romanzo la soluzione al problema si trova in maniera naturale. Qual è la tua posizione sui diritti degli omosessuali e sulla possibilità di dare in adozione a coppie gay o lesbiche dei bambini?
E' vero che è importante il riferimento sessuale nella coppia che non crei confusione a livello di identità nel bambino, ma rispetto ai milioni di bambini sfruttati, abusati, venduti e abbandonati nel mondo questo è un problema veramente relativo. La vita e il rispetto innanzitutto.
Definito un libro fresco e divertente dai lettori si parla anche di un romanzo nel romanzo. Pensi che “Il giardino degli ex” potrà vivere, un giorno, di vita propria?
Questa è una bella domanda che nessuno mi aveva fatto. Sarei felicissima che il giardino degli ex avesse vita propria perchè quell'idea è quella che è nata prima di tutte le altre. E' una cosa che ci venne in mente durante un aperitivo in cui una delle nostre amiche raccontava che l'ex fidanzato (che le aveva spezzato il cuore) era tornato e tutte ci accorgemmo di avere un sacco di storie analoghe. A volte ritornano ? Ma se tornano sempre!!
La protagonista, Monica, confessa ad un certo punto di aver pubblicato a sue spese dei racconti in Italia. Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?
Non ha molto senso se non per un discorso di narcisismo personale o per scommessa. Un libro se è buono prima o poi qualcuno te lo compra. Patricia Highsmith dice che non ti devi arrendere fino al ventesimo no, poi puoi cominciare ad avere dei dubbi.


AIUTACI

PATROCINI E PARTNERS


Co-edizioni cartacee Bazarsaggi e Bazarcollection


  :: chi siamo
:: contatti
Direttore Responsabile
Eugenia Romanelli
Responsabile News
Alessandra Caiulo
Responsabile Finanziario
Cristiana Scoppa
Graphic Designer
Cristina Manfucci
Web Master
Elisa Barbini
Powered by
i-node