di Cristiana Scoppa
Nonne. Inutili?
Per molti esperti sono inutili
quando si tratta di avviare un progetto di sviluppo in un villaggio
africano oppure in una comunità dell’India. Judi Aubel invece
sostiene esattamente il contrario. Senza le nonne, non può esserci
sviluppo per nessuno. E spiega perché
Vive
in Italia da poco, ma l’intervista è stata fatta in francese. Perché
il francese è la lingua dell’Africa occidentale, quella porzione di
mondo dove Judi Aubel, antropologa con un master in Public
Health (Sanità pubblica) ha passato – seppure in maniera
discontinua – quasi vent’anni della propria vita. E dove per la
prima volta ha “scoperto” le nonne.
“Mi sono sempre occupata di
programmi di salute e sviluppo a base comunitaria, rivolti cioè al
miglioramento delle condizioni di vita collettive, in Africa e non
solo, anche in Asia e in America Latina. Circa dieci anni fa ho
cominciato a notare che c’era una discrepanza profonda tra ruolo
ricoperto e rispetto accordato alle donne anziane dai diversi membri
della comunità e ruolo e rispetto accordato loro dai programmi di
sviluppo, che in realtà era nullo”.
Dopo
anni di osservazione, Aubel arriva alla conclusione che al di
là di differenze culturali e abitudini pratiche, le donne anziane,
le nonne, svolgono ovunque nel mondo determinati ruoli essenziali
che comprendono innanzitutto “sovrintendere al benessere di tutti
i membri della famiglia, dando consigli in base alla loro
riconosciuta saggezza e competenza, in particolare in caso di
malattia: sono loro il primo ‘pronto soccorso’ cui si ricorre,
laddove il primo presidio sanitario vero sta a chilometri di
distanza”. Poi, non da meno, “consigliare le donne più
giovani, in materia di gravidanza e allevamento dei bambini: quando
una figlia si sposa, o una nuora si trasferisce presso la famiglia
del marito, è quasi sempre la madre (di lei, di lui) a essere
cercata per sapere cosa fare di fronte a un problema, un’esperienza
nuova quale la gravidanza, una febbre improvvisa del piccolo, certi
malesseri, o anche problemi di relazioni con altri parenti”.
“Nelle società dove c’è una netta divisione di ruoli tra uomini e
donne - fa ancora notare Aubel - alle
nonne spetta anche la guida, l’organizzazione e la gestione
dell’unità familiare, comprese tutte le sue attività produttive”.
Infine c’è il ruolo di “custodi della tradizione: con
l’educazione e la socializzazione dei più piccoli, ma anche nel
rapporto con le donne più giovani, le nonne supervisionano
l’evoluzione culturale della comunità e ne garantiscono la coerenza
con i valori tradizionali”.
Forse
è anche per questo che i programmi di sviluppo non le hanno –
volutamente – prese in considerazione: “Chi scrive progetti,
spesso sulla base di teorie e non dell’esperienza pratica, considera
le nonne inutili, se non un ostacolo alle attività: un fattore
di resistenza alle novità introdotte, ai miglioramenti che esulano
dalla traduzione. Ritengono che non riuscirebbero comunque a
imparare nulla di nuovo, e poi, perché investirci delle risorse
se la loro vita sta volgendo al termine? Meglio investire su
persone giovani, sui bambini”.
Proprio in questo preconcetto e smisurato errore di valutazione sta,
secondo Aubel, “il fallimento di molti programmi
nell’ambito della salute riproduttiva delle donne e della salute
neonatale e infantile. La difficoltà però è stata convincere chi
decide, cioè chi finanzia programmi di sviluppo, per esempio
organizzazioni internazionali come l’Unicef, a cambiare approccio”.
Essenziale per questo uno studio realizzato in Laos che confermava
“l’enorme influenza delle nonne nel sistema sanitario familiare”.
Una seconda fase del progetto ha visto lo sviluppo di metodologie di
apprendimento non formale per le nonne. Poi “si è trattato di
convincere chi finanziava il progetto che le nonne erano in grado di
cambiare mentalità, imparare cose nuove, promuovere nuove pratiche
sanitarie che avrebbero permesso di prevenire e curare meglio le
malattie infantili, obiettivo ultimo del progetto”. Le nozioni
sono passate attraverso canzoni, storie, racconti e gruppi di
discussione che hanno consentito alle nonne di trovare da sole le
soluzioni ai problemi, valutando a partire dalla propria esperienza
e dal proprio buon senso le proposte dei formatori. Non solo hanno
imparato, ma si è verificato proprio quel cambiamento di mentalità e
di pratiche che tanti ritengono impossibile in donne avanti negli
anni.
“Questo approccio - fa notare ancora Aubel
- ha avuto un altro pregio: quello di migliorare le relazioni tra
donne giovani e anziane. Le anziane hanno avuto a disposizione le
stesse informazioni delle giovani, così hanno smesso di temere i
cambiamenti che le giovani donne proponevano, quell’emancipazione
che in fondo anche in Occidente è stata criticata e temuta non solo
dagli uomini, ma anche dalle generazioni di donne più avanti negli
anni. Mentre le giovani hanno avuto accanto delle donne anziane più
aperte e disponibili nei loro confronti, che hanno smesso per
esempio di accusarle di pigrizia se al nono mese di gravidanza
chiedevano un po’ di riposo e non si comportavano da ‘donne forti’
come la tradizione voleva, un comportamento che può essere molto
dannoso sia per la puerpera che per il bambino”.
A
questo primo progetto ne sono seguiti molti altri, in Mali, Senegal,
Albania, Uzbekistan. Judi Aubel e la sua amica Elisabeth
Mealey, giornalista australiana, hanno dato vita al
“Grandmothers Project”, organizzazione non governativa
internazionale che ha l’obiettivo di fare documentare il ruolo e
aumentare il coinvolgimento delle donne anziane nei progetti di
sviluppo, anche quando l’obiettivo è il miglioramento delle
condizioni delle nuove generazioni, donne e bambini.
Ora
che vive in Italia il suo sguardo comincia a posarsi anche sulla
nostra società post industriale e occidentale, con famiglie nucleari
e un alto senso di individualità e privacy. Società dove quel
processo di emancipazione e miglioramento della condizione delle
donne, di pari opportunità e pari diritti pur nel rispetto di
differenze biologiche e di progetti di vita, è se non completato,
almeno acquisito come imprescindibile per gli uomini e le donne di
domani.
“Anche qui, come ovunque, il ruolo di consigliera delle donne più
giovani resta, seppure molto ridotto. Diventa più decisivo quando
viene al mondo un figlio. Però allora possono succedere due cose,
stando a quello che mi è stato detto -
osserva cautamente Aubel - da un lato i valori e le pratiche di
cui sono portatrici le nonne sono investiti di un tale giudizio
negativo, che le giovani madri non fanno quasi vedere i loro figli
alle nonne, soprattutto non li lasciano soli con loro e si guardano
bene dal seguire qualsiasi suggerimento venisse da quella parte.
Dall’altro, invece, vista la percentuale sempre crescente di donne
che lavorano, aumenta la dipendenza dalle nonne in chiave
professionale, perché sono loro a occuparsi dei nipotini come o al
posto di una baby sitter. Ed è un po’ triste fare riferimento alla
nonna solo perché si ha bisogno della sua mano d’opera”.
Sottinteso: quando hanno così tanto altro da offrire. Proprio come
in Senegal o in Mali.
Donna: prodotto sofisticato
Sul web girano spesso parole
e testi che non appartengono più a nessuno ma, volando di posta in
posta diventano di tutti. Bazar ha ricevuto questo testo
dedicato alla donna, e lo pubblica con l’augurio di trovarne
l’autore
Quando il Signore fece la donna
era il suo sesto giorno di lavoro, facendo straordinari. Apparve un
angelo e disse: "Perché impieghi tanto
tempo nel fare questo?"
e il Signore rispose:
"Hai visto il formulario delle specifiche che
possiede?"
"Deve essere completamente
lavabile ma non di plastica, ha 200 parti mobili e tutte
sostituibili, funziona a caffè e resti di pranzo, ha un grembo nel
quale stanno due bambini allo stesso tempo, possiede un bacio che
può curare qualsiasi cosa, da un ginocchio sbucciato ad un cuore
rotto, ha sei paia di mani". L'Angelo era
sorpreso da tutti i requisiti che la donna possedeva
"Sei paia di mani! Non è possibile!"
"Il problema non sono le
mani, sono i tre paia d’occhi che le madri devono avere"
rispose il Signore.
"Tutto questo nel modello
standard?" chiese l'Angelo … Il Signore
assentì con il capo.
"Sì, un paio di occhi servono
affinché possa vedere attraverso una porta chiusa chiedendo ai figli
cosa stanno facendo, nonostante lo sappia. Un altro paio sono nella
parte posteriore della testa per vedere cose che ha bisogno di
conoscere nonostante nessuno pensi che sia necessario. Il terzo paio
sono nella parte anteriore della testa. Questi cercano i figli
smarriti e dice loro che li capisce e li ama comunque senza bisogno
di dire una parola”. L'Angelo cercò di
fermare il Signore
“Questo è un carico di lavoro
troppo grande per la donna!"
"Ascolta il resto delle
specifiche!", protestò il Signore
"Si cura da sola quando è ammalata, può alimentare
una famiglia con qualsiasi cosa e può far sì che un bambino di nove
anni resti sotto la doccia".
L'Angelo si avvicinò e toccò la
donna "Però l'hai fatta tanto morbida,
Signore"
"E’ morbida e dolce
- disse il Signore - però allo stesso tempo
l'ho fatta forte. Non hai alcuna idea di quanto possa essere
resistente e di quanto possa sopportare"
“Potrà pensare?"
chiese l'Angelo
Il Signore rispose: "non solo
sarà capace di pensare ma anche di ragionare e di negoziare".
L'Angelo notò qualcosa, si stirò e toccò la guancia della donna
"Oh, sembra che questo
modello abbia una perdita. Gliel’ho detto che stava cercando di
metterci troppe cose!"
“Non è una perdita, obiettò
il Signore, questa è una lacrima!"
"E a cosa servono le
lacrime?" chiese l'Angelo.
"Le lacrime sono la forma
nella quale esprime la sua allegria, il suo dolore, il disincanto,
la solarità, il suo orgoglio"
L'Angelo era impressionato.
"Sei un genio Signore. Hai davvero pensato
a tutto, visto che le donne sono veramente meravigliose!"
Ed aggiunse: "Le donne hanno
una forza che meraviglia gli uomini. Crescono i figli, sopportano le
difficoltà, portano carichi pesanti, tacciono quando vorrebbero
gridare. Cantano quando vorrebbero piangere. Piangono quando sono
felici e ridono quando sono nervose. Litigano per ciò in cui credono.Si
sollevano contro le ingiustizie. Non accettano un NO come risposta
quando credono che esista una soluzione migliore. Se sono in
ristrettezze comprano le scarpe nuove per figli e non per se stesse.
Accompagnano dal medico un amico spaventato. Amano
incondizionatamente. Hanno il cuore rotto quando muore un amico.
Soffrono quando perdono un membro della famiglia ma riescono a
essere forti quando non c'è più nulla da cui trarre energia. Sanno
che un abbraccio e un bacio possono aggiustare un cuore rotto. Le
donne sono fatte di tutte le misure, le forme e i colori.
Amministrano, volano, camminano o ti mandano e-mail per dirti quanto
ti amano. Le donne fanno più che trasmettere luce, portano allegria
e speranza, compassione ed ideali.Le donne hanno infinite cose da
dire e da dare". |