di Franco Andreucci

Libertà e religione: possibile?

Dal giuramento di fedeltà alla bandiera, che ogni mattina si recita in tutte le scuole americane, al fondamentalismo della Bible Belt. L’affascinante ambiguità dell’America

  

Ogni giorno, in migliaia e migliaia di scuole americane, milioni di bambini e ragazzi recitano la Pledge of allegiance, solenne promessa di fedeltà alla bandiera americana. All’inizio delle lezioni, alzandosi in piedi, la mano destra orizzontale sul cuore con le dita unite, guardano la bandiera degli Stati Uniti e dicono: “I pledge allegiance to the flag of the United states of America, and to the Republic for which it stands, one nation under God, indivisible, with liberty and justice for all” (Giuro fedeltà alla bandiera degli Stati uniti d’America e alla repubblica che essa rappresenta, una nazione sotto il segno di Dio, indivisibile, nella quale esiste libertà e giustizia per tutti).

Si tratta di un giuramento patriottico nato alla fine dell’Ottocento e che si è progressivamente adattato alle caratteristiche della cultura americana. Le parole under God (sotto il segno di Dio) furono aggiunte nel 1954, anche per simboleggiare la differenza fra nazione americana e nazioni senza-dio, come allora alcuni chiamavano i paesi comunisti. Oggi, la Pledge of allegiance è anche un argomento di polemica in un paese attraversato da serpeggianti conflitti religiosi. Due anni fa, un ateo californiano chiese a un tribunale l’eliminazione dell’espressione under God, a suo avviso politically incorrect, sostenendo che essa imponeva ad atei o a religioni senza un dio (come ad esempio il buddismo) la fedeltà a un’entità che essi non riconoscevano. Un tribunale riconobbe la validità dell’argomento e dichiarò la Pledge of allegiance incostituzionale. Ne nacque una controversia nazionale nella quale intervennero i corpi legislativi, il Presidente, il ministro della giustizia che sostenevano invece non solo la legittimità dell’espressione under God, ma anche il valore simbolico del giuramento di fedeltà. Repubblicani e democratici, divisi su molte cose, erano però d’accordo nel considerare la Pledge of allegiance come un testo dell’identità nazionale, nel quale il richiamo a Dio si legava alla bella espressione sulla libertà e la giustizia per tutti. Come in alcuni paesi a maggioranza cattolica che prevedono l’insegnamento della religione, del resto, anche in America i genitori possono chiedere che i loro figli siano esentati dal recitare la Pledge of allegiance, ma la cosa finisce piuttosto col suggerire discriminazioni che non rappresentare libertà religiosa.

Dal punto di vista della religione, gli Stati Uniti sono un paese molto complicato. Essi rappresentano la massima espressione della libertà e della coesistenza delle fedi. Non solo perché in quel paese coesistono enormi comunità appartenenti a religioni differenti (cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, buddisti, ecc.), non solo perché chiunque può creare la sua Chiesa e la sua religione (e molti lo fanno), ma anche perché la tradizione liberale dello stato è molto chiara nel rispettare la differenza fra ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare. Al tempo stesso, come ha dimostrato la recente campagna elettorale e i temi religiosi (i “valori”) che sono stati utilizzati come slogan e parole d’ordine, una parte degli americani sembra aderire a una religiosità fondamentalista e intollerante. Il ruolo della Bible Belt (letteralmente la cintura della Bibbia) nell’elezione del presidente Bush lo dimostra chiaramente.

Si è parlato e scritto molto, durante la campagna elettorale americana, della Bible Belt e del significato della religione nella vita pubblica. Che cos’è la Bible Belt? L’espressione designa un’area geografica (più o meno il quarto sudorientale degli Stati Uniti, dalla Carolina del Nord all’Oklahoma, dalla Florida al Texas) ma soprattutto un’area culturale, caratterizzata dalla forte presenza di gruppi protestanti fondamentalisti. E’ difficile definire con precisione il contenuto del fondamentalismo protestante, sia perché si compone di chiese e sette molto numerose, sia perché il suo carattere estremista facilita schematismi e semplificazioni in chi lo interpreta. E’ un insieme di convinzioni religiose articolate attorno all’idea della fondamentale cattiveria dell’uomo, della sua disponibilità naturale al peccato, del carattere dogmatico e assoluto dell’insegnamento della Bibbia, ed è al tempo stesso una cultura popolare antimoderna, contraria alla scienza e al suo ruolo nella vita civile, intollerante e bigotta, insofferente di ogni libertà che non sia contemplata nei Dieci comandamenti.

Non c’è dubbio che una parte dell’identità americana sia segnata da questi pregiudizi più che dai valori cattolici della pietà e della compassione. Ma bisogna anche aggiungere che preoccuparsene troppo è ingiusto e rischia di contrapporre visioni apocalittiche all’Armageddon dell’estremismo biblico. Il fascino degli Stati Uniti sta anche nella loro ambiguità: sono il paese del Ku Klux Klan, ma anche quello nel quale il movimento dei diritti civili scorre più intenso. Speriamo che sappiano conservare quei principi della loro costituzione che chiaramente difendono la libertà di coscienza. 

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