
L’ascensore
Chi di voi non ha mai affrettato il passo per non trovarsi chiuso in
ascensore con il vicino di casa noioso e pletorico alzi la mano…
Pianerottolo. L’ascensore scende lentamente. Armeggiare di chiavi da
fuori. “Muoviti ascensore, dai arriva!”. Niente più sferragliare, ha
trovato la chiave giusta. “Dai coraggio”, solo due piani, circa nove
secondi. Infila la chiave nella toppa. “No! Dio mio, muoviti, dai
che ce la facciamo”. Il portoncino d’ingresso si apre, si chiude
sbattendo, si sentono dei passi.
Un piano, un piano solo,
“Dannazione, muoviti!”
Trattengo il respiro. Un
momento… Sì, si è fermato alla buca delle lettere, sì, la posta!!
Perfetto, mezzo piano, dai tre ai quattro secondi, ce la posso
ancora fare. Tre, due, uno, eccolo, si apre. Passi che si
avvicinano. Mi introduco lesta in ascensore, una gatta… la mano mi
trema ma corre alla pulsantiera, ce l’ho quasi fatta.
“Mi
aspetti!”
Un
brivido lungo la schiena. Fai che non sia Gramucci, fai solo che non
sia Gramucci!
“Salgo anch’io!”
È
Gramucci. “Oh, non l’avevo sentita arrivare… prego, entri.”
Al
momento di schiacciare il tasto del suo piano, la frase è di rito:
“Eh, sbarco prima io!”
“Uh…
già…”
“Uff,
questo caldo umido… appena ci si muove, si suda.”
Ma
quale caldo e caldo, sono quelli che sono contenti solo quando fanno
la nuvoletta respirando.
“Sarà
questo effetto serra.”
“Eh,
sarà…”
“Ma
lei è giovane!”
E che
c’entra adesso questo? Non attaccherà con la storia di noi giovani
che abbiamo tutto…
“Siete abituati troppo bene voi!”
Dovevo prendere le scale.
“Come
l’ascensore, queste cose qui, le date per scontate!”
La
prossima volta prendo le scale, lo giuro.
“È
perché avete tutto lì, a portata di mano, non andate neanche più al
cinema!”
E qui
lo prendo in castagna: “L’altro ieri sono andata a vedere il secondo
Harry Potter …”
“Eh,
ma il secondo non è mai come il primo…”
E
già, ti pareva, sciocca sciocchina. Aspetta che ti faccio vedere io:
“Certo il libro è sempre meglio del film!” Ciapa lì, vediamo come
incassi questo, Gramucci.
“Ma
tanto ormai non si legge più, con questa televisione!”
Che
faccia tosta, a chi la racconta con quel colorino carta da zucchero
sulla pelle? Lo sento di notte che si attacca al video e non molla
più. Come quando esce sul balcone, calzini e ciabatte, e cinturone
portatelecomando.
“Ai
miei tempi la domenica si andava a passeggiare in montagna, non si
stava a dormire come fanno i giovani adesso…”
Ma
sì, lascialo dire, tanto ora arriva il quinto piano, poi il sesto, e
ci siamo. Provo a improvvisare: “Oh, come ha ragione! A me per
esempio piace molto andare in montagna.”
“Eh...”
Eh
cosa? Maledetto barotto padano. Che significa eh? Cosa guardi
nel tappetino dell’ascensore eh? Che cosa ci vedi con quell’aria
rassegnata da cadavere?
“Bisogna stare attenti in montagna, che la discesa è più faticosa
della salita…”
Ma
che diavolo dici razza di imbecille? Sei mai stato in montagna? Hai
presente la salita? Dico, hai presente la differenza fra salire e
scendere?
“Che
poi per stare nella natura non occorreva andare tanto lontano: qua
una volta era tutto prato…”
Prato? Ma se questa casa è del Settecento!
“Era
un altro modo di vivere, ci si divertiva con niente… S’aveva niente,
ma s’aveva tutto!”
Per
esempio? Di che parla, del Bravo Simac? E allora perché adesso ha il
cellulare cucito al lobo? Ma non è lui che ha un negozio di
elettrodomestici?
“Non
sapete apprezzare quello che avete!”
Si
sta scaldando Gramucci, è passato a dirmi voi… Ah sì eh? E
che cosa avremmo che non sappiamo apprezzare? Dov’è questo paradiso
terrestre in cui viviamo eh? Brutta carogna, che è tutta colpa
vostra! E che ci posso fare io se quando sono nata c’era già il
telefono? Chi è stato, lei o io a comprare la Play Station per il
bambino eh? Razza di bidone della spazzatura!
“Sempre in viaggio, su questi aerei, per andare chissà dove, a casa
del diavolo!”
A sì?
Eh, caro Gramucci, io lo so dove vuole andare a parare lei, ma che
mi dice di queste porte dell’ascensore che si aprono? Ah! che
goduria, che bello! Se ne va! A mai più Gramucci!
… Che
fa? Non scende? Indugia, maledetto. Mi viene da piangere, con un
piede fuori e uno dentro l’ascensore sta di nuovo per dar fiato
alle trombe…
“Con
tutti i bei posti…”
…No,
non lo dica Gramucci, la prego non lo faccia!
“Con
tutti i bei posti che abbiamo in Italia, andiamo sempre all’estero…”
Ecco,
l’ha detto. Respiro, sono tranquilla, la mia mente vola oltre,
immagina una vendetta sublime: se ci fossero ancora i Pasolini, i
Calvino, che farebbero di quest’uomo? No, non sono nervosa, ho fatto
sei anni di yoga apposta per queste occasioni, la mente si libera,
la fantasia volteggia ancora, un fiore, il mare, ecco, mi sento
meglio…
“Uff,
io non vi capisco voi giovani, non so proprio che cosa andate a
cercare!”
Ma
sì, che importa? Una montagna… le dune del deserto… i cavi
dell’ascensore, un incidente… la tromba delle scale… “Oh, è stata
una tale disgrazia…” le voci dei vicini…
“Che
fa signorina lì impalata, non sale?”
“Eh?
A sì… ”
“Comunque, signorina, non si scoraggi, che c’è anche dei bravi.”
“…Eh
povero Gramucci, un giorno ci siamo, il giorno dopo chissà…” i
vicini…
“Gramucci! Aspetti,
l’accompagno alla porta!” |