NOTTETEMPO di Claudio Coccoluto
Tributo
all’house
Balliamo come ci
pare, ci muoviamo liberi seguendo quel flusso energetico di ritmi e
suoni che arriva dagli altoparlanti. Una libertà conquistata grazie
alla musica house un bel po’ di anni fa. Una magia che unisce corpi
e note in un’unica coreografia
A volte,
concentrato come sono, quando mi trovo intento a mixare, la mia
attenzione viene rapita da qualche ragazzo/a che in pista si muove
in piena sintonia con i suoni che sto proponendo, con le tipiche
movenze fluide e sognanti di chi è completamente perso nella musica,
come se i suoi movimenti possano essere stati suggeriti da un
coreografo invisibile che conosce perfettamente quelle note: magico!
E magicamente cubisti e cubiste, professionisti delle piroette si
polverizzano al confronto; è chiaro, sto parlando non dello stile,
ma della sincerità dei gesti, che quando si è immersi in un buon
suono diventano belli. E si, scusate, ma se nelle disco generaliste
si possono ammettere distrazioni dal sonoro causa donne, champagne e
altre amenità, nei club che frequento io questi cali d’attenzione,
non dovrebbe proprio accadere mai. Un tantino di rigore ecumenico
dovrebbe essere garantito! Con tutte le pretese di avanguardia
discografica e di costume che hanno i locali underground, il minimo
dovrebbe essere porsi rispetto all’audio con orecchie e pori della
pelle ben aperti e pronti ad accogliere ogni mutazione molecolare e
umorale possa arrivare dal flusso energetico degli altoparlanti.
D’altra parte alla musica house, cioè a quel sound che 15 anni fa
azzerò ogni parametro musicale, è un piccolo tributo che si può
giustamente corrispondere rispetto alla libertà acquisita di ballare
come a ognuno pare e piace, oggi irrinunciabile e sacrosanto diritto
di tutte le etnie i sessi e le classi: Dance, Dance, Dance! |