di Fabrizio Gianuario
Arie di jazz
E’
possibile rileggere in jazz le più celebri arie di Giuseppe Verdi
come Va Pensiero o Bella Figlia dell’Amore? Il
Velotti Battisti Ensemble ci ha provato…
Non è una relazione biunivoca
quella che passa tra la musica classica e il jazz. Se infatti, come
in Stravinskij, il jazz è entrato all’interno della
tradizione classica soltanto per il valore eterodosso di alcuni suoi
aspetti formali (tempo e impianto armonico), il repertorio musicale
classico è stato invece letto dalla musica di origini afroamericane
principalmente per il suo potere espressivo. Già Jelly Rolly
Morton, agli albori della storia del jazz, prese spunto da arie
d’opera di Verdi e Donizetti senza trasportare la
grammatica classica all’interno della sua musica, ma semplicemente
usando il tema, il materiale melodico, come spunto di partenza per
la costruzione di alcuni suoi brani. L’importanza del carattere
trasformativo dell’improvvisazione, dell’espressività estemporanea,
ha inoltre un valido testimone nel book musicale del jazz, fatto di
standard, di brani in cui sono dati sia il tema che la struttura
armonica di partenza, e la cui minore o maggiore conoscenza
costituisce un bagaglio determinante per un musicista.
Estemporaneità espressiva che non ha avuto alcun problema ad
espandere il proprio raggio di azione a brani appartenenti a generi
musicali differenti, fino a includere le melodie più celebri della
tradizione operistica mondiale.
Interamente dedicato alla rilettura jazz di celebri temi di
Giuseppe Verdi è Verdi in Blue, progetto musicale
realizzato dal Velotti-Battisti Ensemble ed edito dalla
Isma Records. Promosso da Ivan Galea, direttore artistico
dell’etichetta, il lavoro attraversa la produzione musicale verdiana
nella sua interezza, dal Nabucco alla trilogia popolare
costituita dal Rigoletto, La Traviata e Il
Trovatore, arrivando ad attingere fino alla tarda produzione del
compositore con La Forza del Destino, l’Aida e
l’Otello. La formazione, la cui sezione ritmica è costituita da
Carlo e Mario Battisti, è guidata dal pianista
Mario Donatone e dal sassofonista e clarinettista romano Luca
Velotti, che con sincerità e chiarezza espressiva hanno guidato
la rilettura di brani la cui estrema notorietà (come Bella Figlia
dell’Amore, Va Pensiero e Libiam nei Lieti Calici)
non rende certo facile e immediato il confronto. Ma l’ensemble ha
affrontato il compito interpretativo con naturalezza, senza timori
reverenziali, contando sul fatto che ciò che di questi temi va
valutato è proprio il radicamento nella cultura musicale ed emotiva
dell’ascoltatore.
Un
po’ timido risulta a volte essere lo sviluppo del brano dal tema di
origine, ma certo la costruzione ingegneristica della forma musicale
non è stato l’obiettivo con cui il gruppo ha messo insieme questo
lavoro. Come si intuisce dal titolo, si allude infatti alla
rilettura in blue del patrimonio melodico verdiano, una
rilettura condotta secondo quell’aspetto più istintivo e sanguigno
del jazz che è appunto il suo essere radicato nello spirito blues
della cultura musicale afroamericana.
In
confezione digipack, il cd offre inoltre una breve
spiegazione per ogni traccia sia riguardo al contesto del tema
musicale internamente alla produzione verdiana sia rispetto alle
ragioni emotive che hanno portato il gruppo a confrontarsi con quel
determinato motivo musicale
www.ismarecords.it
Rosario Giuliani
More Than Never
Rosario Giuliani è l’unico artista
italiano a essere edito dalla prestigiosa etichetta francese
Dreyfus. Un riconoscimento che porta il sassofonista romano a
uscire dalla schiera dei giovani artisti (è stata la rivista
Musica Jazz a eleggerlo nel 2000 miglior giovane talento), per
posizionarsi invece all’interno della più prestigiosa e affermata
realtà del jazz europeo. Trampolino di lancio è in questo caso la
Francia, che ancora una volta sembra saper apprezzare e valutare
meglio dell’Italia la musica della nostra penisola. E d’oltralpe è
la formazione con cui Rosario Giuliani ha condiviso la registrazione
del suo ultimo disco More Than Ever, in cui hanno partecipato
Rèmi Vignolo al contrabbasso e Benjamin Henocq alla
batteria, con ospiti Richard Galliano e il pianista
Jean-Michel Pilc. Proprio quest’ultimo ha dato a Giuliani il
migliore apporto al disco, coadiuvando il fraseggio articolato del
sassofonista con uno stile pianistico incisivo nella pronuncia
sonora e allo stesso tempo equilibrato e ricercato sotto l’aspetto
della quantità musicale. L’intimo rapporto tra i due si può
apprezzare in modo particolare nella ballata Monsieur Martin,
oltre che nella traccia iniziale More than ever, in cui si
può ascoltare la cristallina complessità del fraseggio di Giuliani,
sempre molto limpido, e senza strappi nel suono del suo strumento se
non ai limiti estremi dell’espressività.
Richard Galliano partecipa invece con l’accordèon
in I Remember Astor, J.F. (due brani di sua
composizione) e nella traccia conclusiva del disco Bianco e Nero.
Una partecipazione in cui Galliano fa sentire fortemente la sua
presenza, dipingendo nostalgiche atmosfere musicali che attingono
dalla sua profonda ammirazione nei confronti del maestro argentino
Astor Piazzola, e con le quali Giuliani dimostra di dialogare
senza alcuna fatica.
www.rosariogiuliani.com
Umbria Jazz Winter
Dal
29 dicembre prende il via l’edizione invernale dell’Umbria Jazz
Festival. Fino al 2 gennaio si terranno a Orvieto intense giornate
di jazz, con particolare riguardo alla notte di San Silvestro quando
si festeggerà l’arrivo del 2005.
Per
scaricare il programma della manifestazione si può andare sul sito
www.umbriajazz.com oppure cliccare direttamente su questo
link. |