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di
Gabriella Serusi
Spegnete la TV: c’è un nuovo teatro!
Teatro d’amore. Quello di un
uomo-bambino chiuso in un armadio, o di un ospite di matrice
pasoliniana. Quello intriso di violenza di Chatila, e quello
incomprensibile e indefinibile del cantico dei cantici.
Anche da una scatola vuota e insensata quale è
la televisione di questi tempi, può giungere a volte un messaggio
non riprovevole e degno di nota, capace di viaggiare nell’etere
senza bisogno di essere accompagnato da bollini rossi, gialli o
verdi. La televisione fa spettacolo – lo dice un recente spot –
quando non fa notizia, quando in altre parole è spenta. “Spegnete
la TV, accendete il teatro” recita “mamma tele” in queste fredde
sere invernali, e questa volta vogliamo proprio darle ragione. Un
atto d’amore verso di lei e verso di noi che ci ripaga con la stessa
moneta, perché la stagione teatrale italiana ormai avviata, pullula
di buoni e cattivi sentimenti, di follia e risentimento, di amore
sacro e profano, di passione ed erotismo. È con sommo piacere che
dedichiamo la nostra rubrica mensile sul teatro all’amore, croce e
delizia di tutte le nostre esistenze. Primo fra tutti l’uomo
dell’armadio.
Strano che nessuno ci avesse ancora pensato a
ridurlo a testo teatrale. Ian Mc Ewan è uno degli scrittori
contemporanei più talentuosi e sensibili. La crudezza della sua
penna genera fiori rari e gentili di cui un giovane lettore dovrebbe
almeno una volta respirare il profumo. Si prenda per esempio questo
breve racconto pubblicato da Einaudi (prezzo modico) che dà
ora il titolo alla pièce portata in scena da Giorgio Gallione
con Eugenio Allegri come mattatore, lo si legga tutto di un
fiato e si vada poi a teatro. Si resterà stupiti da quanto amore c’è
nel testo e fuori dal testo, sul palcoscenico, per questo
personaggio di cui non vogliamo svelarvi il nome. Non lo facciamo
per puro esercizio della crudeltà ma per non togliere allo
spettatore il gusto di trovare da solo la chiave di innamoramento e
comprensione di uno spettacolo che è il suo protagonista. Succede a
volte a teatro di escludere tutto il resto, spogliare la scena,
togliere oggetti e dare vita a una realtà fatta di sentimento, o
come si dice in gergo tecnico di pancia. Abbandonatevi alla musica
delle parole di Allegri e navigate per una manciata di ore nel
mare magnum di sogni infantili, paure, emotività, immaturità,
dolore che l’amore porta con sé. E chiedetevi, di tanto in tanto –
mentre scivolate dolcemente verso il nulla che abita le nostre
coscienze sonnacchiose – chi è e che cosa ci fa un uomo-bambino
chiuso dentro un armadio.
L’UOMO
DELL’ARMADIO - di Giorgio Gallione, con Eugenio Allegri
Torino,
Teatro Garibaldi di Settimo Torinese, via Garibaldi 4 – tel. 011
8970831
Dal 30 novembre al 5 dicembre
Biglietti da
13 a 10 Euro
L’ospite
I Motus
restano fedeli alla
loro natura fredda e analitica anche in questo nuovo spettacolo che
si configura come ultima tappa di un viaggio nella vita e nella
drammaturgia dello scomodo intellettuale italiano
Pasolini.
Portano in teatro un lavoro difficile e impegnativo anche sotto il
profilo scenografico oltre che drammaturgico. Non è certamente stato
semplice per la compagnia di Casagrande ridurre a testo
rappresentabile quello che è un coacervo di pensieri e parole, in
prosa e poesia, che lo scrittore italiano diede alla luce sul finire
degli anni sessanta.
"Teorema" è già stato un libro, poi un
film, ora è un lavoro teatrale in cui sono sedimentate le
provocazioni e le profezie del testo originario, ancora così
terribilmente attuale. Lo spettacolo contiene quell’antico elemento
sacrale-distruttivo tanto caro a Pasolini, che si materializza in
forme diverse anche in Porcile, San Paolo e Petrolio.
Il tema della crisi e della "banalità del male" nel quotidiano,
dentro il "nuovo totalitarismo consumistico", passando per il
progetto teatrale Rooms giunge fino all’Ospite,
produzione calibratissima e tagliente, intrisa di causticità e
ironia secondo il diktat pasoliniano. L’ospite è per Motus un
personaggio scomodo, irriverente, indesiderato; a volte è poco più
di un’apparizione scenica, altre quasi una visitazione angelica.
L'ospite ha dunque una presenza duplice: da un lato si carica di
un'aura mistica, con precisi rimandi biblici, dall'altro va a
rompere completamente le convenzioni delle relazioni sociali. La
pièce è un condensato magmatico di carnalità, sessualità, fisicità
dolorosa raffreddate dallo sguardo implacabile, freddo e scientifico
dei Motus.
L’OSPITE,
MOTUS - di Enrico Casagrande et Daniela Nicolò
dal romanzo Teorema di Pier Paolo Pasolini
Con
Dany Greggio, Emanuela Villagrossi, Frank Provvedi, Caterina Silva,
Daniele Quadrelli, Catia Dalla Muta.
Drammaturgia
di Daniela Nicolò
Una produzione Motus e Théatre National de Bretagne, Rennes in
collaborazione con Festival di Santarcangelo, La Ferme du Buisson -
Scène National de Marne-La-Vallée, Teatro Sanzio di Urbino e Teatro
Lauro Rossi di Macerata e A.M.A.T, con il sostegno di Provincia di
Rimini, Regione Emilia Romagna
3 dicembre 2004
h. 21 - "Le vie dei Festival"
Teatro Storchi - Largo Garibaldi 15, Modena
Info: Emilia Romagna Teatro Fondazione
Tel. 0592136011 - fax 059 234979 - biglietteria 059206993
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