di Giuseppe Mottola

Satira, ultima frontiera

La satira sposa i videogiochi. Un matrimonio che fa discutere perché esprime il potere di ridere di temi forti, come la guerra e la sacralità, con un semplice click.

 

Una risata vi seppellirà

Quando il re di una nota favola camminava tronfio in parata con addosso un vestito invisibile agli sciocchi – così aveva detto il suo sarto – solo un bimbo nella folla ebbe il coraggio di puntare il dito e urlare “il re è nudo!”. Quella voce d’infante è la satira, che nei secoli ha assunto varie forme, dalle giullarate medievali agli show tv, fino ai videogiochi, di cui Internet è il principale canale di distribuzione. Si tratta di giochi semplici, ma nello stesso tempo pungenti e arguti. Alcuni trattano di guerra (come Antiwargame, www.antiwargame.org), altri di piaghe politico-sociali in cui troppa gente è restia a mettere il dito. Un esempio tutto italiano è rappresentato dai giochi politico-satirici di Molleindustria (www.molleindustria.it), che affrontano con ironia temi come precariato, mobilità e religione permettendovi di gestire la vita di un operaio, amministrare un lavoratore in affitto spedito attraverso tubi penumatici (!) e creare nuovi edificanti discorsi per il Papa (con tanto di doppiaggio). Ecco un’occhiata più da vicino a questi titoli.

 

Antisoldati

In Antiwargame si vestono i poco invidiabili panni del presidente USA nella gestione della guerra in Iraq. I problemi da affrontare sono tanti, ma facilmente risolvibili con la giusta dose di violenza (scatenando l’esercito contro i manifestanti e contro gli sfortunati popoli che possiedono risorse petrolifere) e di dollari (per aumentare le spese militari e controllare i media). La provocazione è evidente e a volte riesce a strappare un sorriso (come quando i soldati tornano in patria per poi unirsi alla folla di pacifisti); più spesso, però, il gioco è un’amara riflessione sull’operato dell’amministrazione Bush negli ultimi mesi. Come altri giochi politici, Antiwargame subordina l’aspetto ludico all’importanza del messaggio ideologico di cui è veicolo: non vuole essere un videogioco sulla guerra, ma piuttosto la dimostrazione che la guerra è, in fondo, un gioco.

 

Parole sante

La sagacia e l’invettiva di Molleindustria non risparmiano neppure il Santo Padre e i suoi messaggi di pace, speranza, fede e carità. Con il gioco del Papa Parolibero, anche i comuni mortali possono pronunciare discorsi “edificanti” e di “grande impatto” e, cosa ben più importante, senza che questi siano poi messi in discussione da nessuno e in nessun modo. Il videogioco consiste, infatti, nel comporre i messaggi del pontefice alla comunità cristiana in tutta libertà (per non dire a casaccio), utilizzando le “parole sante” che svolazzano all’interno di soffici nuvolette. All’inizio i discorsi appaiono un po’ insensati, ma basta prenderci la mano… Esiste perfino un concorso – a cui tutti i Papa Paroliberi possono partecipare – dove sono classificati i messaggi migliori. Ma la cosa importante è finalmente poter dire di tutto a tutti senza fischi e lancio di pomodori, e sentirsi per questo onnipotenti. In secula seculorum.

 

Proletariato in Rete

Quante volte abbiamo sentito di poveri operai licenziati senza motivo? Con TamAtipico (il nostro lavoratore precario virtuale) abbiamo la possibilità di essere noi i mostruosi datori di lavoro. Questo gioco d’animazione realizzato in flash mette la vita di un operaio nelle nostre mani: più il TamAtipico produce, più punti accumuliamo. A noi sta scegliere quanto farlo lavorare, stando attenti alla sua energia e alla sua felicità, perché da bravo proletario potrebbe scioperare! Per questo siamo tenuti a mandare il nostro precario a riposare, ma non troppo, o la sua produttività potrebbe diminuire. E se il TamAtipico diventa triste? Semplice, gli facciamo vedere la sua amata televisione, in modo da far crescere la sua felicità: un lavoratore contento è un lavoratore produttivo! Ma guardando troppa tv potrebbe impigrirsi... Se poi siamo stufi del nostro lavoratore, c’è una soluzione semplice ed efficace: lo licenziamo!

 

Lavori del tubo

Anno 2010. Siete comodamente seduti in poltrona (mutande e canottiera) cullati dai rintocchi della pendola, quando svuuup… un tubo enorme cala dall’alto e vi risucchia. Un attimo dopo siete Babbo Natale in un grande magazzino che intrattiene marmocchi con la sua campanella. Oppure operaio alla catena (di montaggio). O commesso di un fast food. O centralinista. O scaricatore. E il lavoro cambia ogni tre per due, disorientandovi. E se commettete troppi errori sarete sbattuti sul marciapiede, a toccare cuore e borsellino dei passanti con una fisarmonica. Vita grama quella che condurrete in TuboFlex, gioco di Molleindustria che esaspera il concetto di mobilità costringendovi a guadagnar la pagnotta cambiando lavoro non ogni tot mesi o anni, ma ogni manciata di secondi, passando da un posto all’altro grazie a tubature che vi catapultano ovunque siano necessarie le vostre braccia. Be’, non proprio ovunque: l’unica stanza dei bottoni che vedrete sarà quella di un call center.

<<

>>