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di Alessandro
Benvenuti
Io la detesto!
Mi disse proprio così… e per
una persona di cinema non è proprio una bella cosa. Perché chi fa
l’attore si aspetta (e spera) sempre una reazione di apprezzamento
nel pubblico…
I pericoli del cinema. Chi fa il mestiere di
attore si espone alle reazioni del pubblico. Ciò è del tutto
normale. Eppure, a volte, le suddette reazioni vengono da persone
che forse proprio del tutto normali non sembrano essere. Questo
fatto mi è successo cinque anni fa a Bordighera. Avevo rappresentato
uno spettacolo in teatro (Benvenuti in casa Gori). Era stato un
successone. Poi andiamo a cena con il direttore, una persona
cordiale. Sua moglie, invece, se ne sta tutta la sera sulle sue.
Seduta a un metro da me, sulle sue. Mangia e non parla. Carattere
chiuso, penso. Io racconto cose di tutti i giorni, è una serata
allegra: teatro esaurito, sorrisi, applausi. Finché, arrivati al
secondo, la donna sbotta aggredendomi: “Io la detesto. Volevo
proprio dirglielo che lei è stato ripugnante”. Io, di sasso,
guardo il direttore del teatro che ridacchia neanche troppo
imbarazzato; anzi, sembra quasi divertito dell’esternazione della
moglie e scuotendo la testolina sulla via del traslucido si sguscia
sereno un gamberetto. “E, scusi la mia sorpresa - dico alla
donna - può dirmi perché le faccio questo effetto?”. “E’
stato una carogna con Christian De Sica nel film di Verdone
’Compagni di scuola’, è stato proprio una carogna con lui...e che si
rompesse una gamba alla fine, era il minimo che si meritava, visto
il male che gli ha fatto”. Io la guardo. L’astice che ho nel
piatto capisce al volo che la sua sta per trasformarsi in una morte
inutile. “In fondo - dico planando sul
positivo - indirettamente mi sta facendo un complimento: il
personaggio è stato scritto per essere un po’ carogna e il fatto che
per lei sia stato così convincente…”. “No – mi
interrompe - lei con il povero Christian è stato proprio odioso e
di rompersi quella gamba se l’è proprio meritato”. E’ dura
tenere il sorriso di fronte all’espandersi delle tenebre cerebrali.
Siamo in otto a tavola. Cerco allora di interpretare gli sguardi
degli altri per avere un appiglio per una possibile lettura di
quell’inattesa situazione. In sei la conoscono. Osservo il marito i
cui occhi sembrano pensare: “Nel mondo c’è di peggio”.
Mentalmente riconsidero allora la stagione teatrale che ha
organizzato. A parte un paio di comici sospetti dell’area Zelig, ci
sono due classici stantii, due esempi banalotti di teatro leggero e
un’operetta; insomma è tutto un dare colpi a cerchi e botti,
perfettamente in linea con il resto d’Italia. Degli altri
commensali, due vanno in AUDI e il terzo è un’aspirante cabarettista
al momento provvisto di un alibi come impiegato comunale. E poi ci
sono le due donne, che con la bocca mangiano e con gli occhi
sembrano suggerirmi nascostamente la storia dell’infelice moglie del
nostro direttore. Le donne: come sempre le uniche a sapere cosa
pensare in casi come questi. Per non far crescere troppo il silenzio
che, si sa, è il maggior concime della pianta dell’imbarazzo (un po’
comincio a divertirmi anch’io, scusa) ritento le vie diplomatiche:
“Beh, Crhistian ed io siamo buoni amici - dico - lui stima
me come io stimo lui”. “Questo conferma solo quanto Christian
sia buono come persona. Se avesse fatto a me quello che ha fatto a
lui non so davvero come avrei reagito”, mi fredda lei. Guardo di
nuovo il marito: se non ha reazioni neanche stavolta allora sono due
quelli pericolosi e avere inserito l’operetta in stagione doveva
farmelo capire. Lo guardo e con lo splendore degli occhi cerco di
ricordargli che è lui che m’ha invitato a cena portandosi dietro la
moglie. Macché: lui si diverte! Gli sguardi delle donne intanto son
diventati risate a cielo aperto che contagiano ora anche il
cabarettista che, essendo per natura l’estroso del branco, dice:
“Cazzo Daniela (così si chiama la ‘posseduta’) ci vai giù di
trivella!”. “Lei è così”, minimizza il marito-direttore e
basista. “Così come?!”, dico io, ricordatevi che vengo da
Roma, che è, si, la Capitale tentacolare, ma dove la gente è
abbastanza cordiale con gli stranieri”. E allora mi spiega che
da quando sua moglie ha visto quel film ha sviluppato un odio
viscerale nei miei riguardi che proprio non le passa. Che si era
rifiutata anche di venire a teatro per non dovermi vedere di persona
e che l’ha dovuta costringere quasi con la forza e che lei alla fine
ha accettato solo per potermi finalmente dire in faccia quello che
pensava di me da 12 anni. Non solo: ma che in tutto quel tempo si
era sempre rifiutata di vedere qualsiasi cosa avessi fatto in
cinema/teatro/ televisione, perché uno che fa quelle carognate al
povero Christian meritava solo disprezzo. “Quindi a questo punto
il problema è capire che rapporto c’è fra lei e Christian”.
Dissi io. E la frase fece effetto perchè al marito-direttore andò
finalmente di traverso un gamberetto! |