di Roberto Pisoni

Donnie Darko never dies    
Finalmente in Italia il film cult per gli adolescenti americani

 

2 ottobre 1988: negli Stati Uniti era il tempo di Dukakis contro Bush padre. Era il tempo del gioco Hungry Hungry Hippos e dei libri di Stephen Hawking sull’universo e i buchi neri. Ma era anche il tempo di Donnie Darko, eroe eponimo di un film destinato a diventare un culto degli adolescenti americani. Dopo aver furoreggiato nei festival e nel mercato home video di molti paesi europei, esce finalmente anche in Italia, addirittura nella versione director’s cut, Donnie Darko (2001), primo lungometraggio del giovane Richard Kelly.

Testimone accreditato di un possibile rinnovamento della scena indipendente americana da tempo moribonda, Donnie Darko abborda in maniera trasversale il malessere della gioventù americana (luogo comune “indie”) con un personaggio introverso, precipitato nel gorgo di un intrigo soprannaturale. Donnie (Jake Gylennhall, azzeccato) è un adolescente solitario, che vive in un banale sobborgo americano. E’ il solo a percepire l’esistenza di una strana creatura, Frank, che gli annuncia la fine del mondo. Una notte, la stanza di Donnie è rasa al suolo dal reattore di un aereo, mentre nella piccola città cominciano a verificarsi strani fenomeni e un guru malsano comincia ad intossicare gli abitanti con delle teorie fumose sulla ricerca della felicità. Donnie è sempre più convinto di vivere i suoi ultimi giorni: adolescente extralucido, sembra caricare sulle sue spalle la stupidità e l’incoscienza di un’America in cerca di riferimenti: giovani conformisti e violenti, genitori deboli e ignoranti, un ciarlatano che vende spiritualità a buon mercato.
Malgrado qualche uscita esilarante contro le aberrazioni di questa sottocultura e del suo esoterismo new age, Donnie Darko non tracima mai nella satira. Mentre Todd Solondz, il più rispettato degli indipendenti,  nel recente Palindromes visto a Venezia, tratta la «malattia americana» con humour ambiguo e caustico, Richard Kelly abolisce la distanza e il suo film, pieno di compassione, resta in osmosi con il suo personaggio. Distilla immagini di un sogno triste, costellato di simboli e di apparizioni (Frank, la leggendaria creatura “mutata” in coniglio difforme), che catturano per la loro ambigua densità. In Donnie Darko si scivola insensibilmente da un universo familiare, quello di certi sobborghi residenziali, nel suo rovescio oscuro, tra le cui ombre Donnie percepisce il disastro a venire. E anche se il film è una fantasticheria (accompagnata da una rimarchevole colonna sonora eighties), la suspense è reale, l’atmosfera piena di presagi e caratterizzata da un senso di minaccia diffuso. Perfino la storia d’amore, di un lirismo rarefatto, non lascia indenni. Un primo film singolare, intenso, in cui tutto ciò che si perde lascia una traccia profonda.

 

Dvd: l’uomo che fuggì dal futuro

Tutto ebbe inizio negli anni '60, nelle scuole di cinema di Los Angeles: una borsa di studio vinta dal giovane George Lucas lo traghettò alla Warner dove conobbe Francis Ford Coppola. I due ben presto decisero di procacciarsi l'indipendenza dagli studi di Hollywood e, sull'onda rivoluzionaria di film come Easy Rider, raggrupparono un combo di cineasti per realizzare film a “modo loro”. Nacque così l’American Zoetrope, mitica factory attorno a cui si formarono i talenti della New Hollywood. L’esordio di George Lucas venne prodotto proprio in quel contesto: adattamento di un cortometraggio realizzato da studente, THX 1138 è un film ancora affascinante per stile e intenzioni. In un’ipotetica società del futuro a ogni essere umano è impedito provare emozioni attraverso la massiccia somministrazione di droghe e sedativi che intorpidiscono i sensi. Unico scopo della vita è il rispetto delle regole per non subire le rigide punizioni. I nomi delle persone sono semplici codici e questo consente la catalogazione degli individui e il loro controllo attraverso un sistema di tele-sorveglianza. THX 1138 (Robert Duvall) è uno dei tanti anonimi operai, che insieme alla sua compagna decide di interrompere l'assunzione di farmaci e di liberarsi.

Ferocemente critica nei confronti della società consumistica, la storia rielabora gli elementi tipici della fantascienza distopica, ma lo fa con grande consapevolezza formale e design minimale. Nell’edizione integrale realizzata per il DVD sono state aggiunte sequenze tagliate all'epoca e nuovi effetti speciali che ben si integrano con il look originario (unica eccezione la sequenza finale dell'inseguimento per le strade della città). Purtroppo la cronica mancanza di sottotitoli nei titoli Warner colpisce anche il bel commento al film di George Lucas e Walter Murch. Fortunatamente il materiale del secondo disco è talmente ricco da alleviare la delusione: assolutamente imperdibile è il documentario A legacy of filmakers: The early years of American Zoetrope, che ripercorre le fasi della breve esistenza dell’utopia lucas-coppoliana.

Thx 1138 - Director's cut, Warner Home Video, 20,90 euro

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