“DITE ADDIO ALLA PIZZA”. A parlare è il cinema, che con l’anno nuovo ha raggiunto quota 50% di sale digitali. Il sorpasso segna l’abbandono della pellicola e delle “pizze”, quelle bobine di 35mm che pesano quanto un italiano medio al ritorno dalle feste. E mentre il vecchio proiettore è in fase terminale (in gergo switch-off), lo spettatore non sa nemmeno di passare al nuovo digitale (switch-on). Ma d’altronde un cambiamento che avviene alle nostre spalle (il proiettore lì sta!) non sempre si fa riconoscere. Eppure la guerra fredda del cinema sta per esplodere. Il 2011 è stato l’anno della corsa agli armamenti, ora il muro che separava il cinema dai video e da internet si sta assottigliando. Distributori, produttori, registi, indipendenti sono pronti a schierarsi lungo una sottile linea rossa, i grandi per salvare i diritti, i piccoli per salvare la pelle. Il nemico è alle porte e Lassie ancora non è ancora tornata a casa. Il cinema di nicchia, indipendente e giovane spera in un futuro roseo, armato di produzioni a basso costo, economia di coda lunga e digitale. Ha fatto a se stesso tante promesse. Anzi otto buoni propositi per sopravvivere all’inverno. E il letargo non è un’opzione.
IL CINEMA AI TEMPI DELLO SWITCH OFF
“DITE
ADDIO ALLA PIZZA”. A parlare è il cinema, che con l’anno nuovo
ha raggiunto quota 50% di sale digitali. Il sorpasso segna
l’abbandono della pellicola e delle “pizze”, quelle bobine di
35mm che pesano quanto un italiano medio al ritorno dalle feste. E
mentre il vecchio proiettore è in fase terminale (in gergo
switch-off),
lo spettatore non sa nemmeno di passare al nuovo digitale
(switch-on).
Ma d’altronde un cambiamento che avviene alle nostre spalle (il
proiettore lì sta!) non sempre si fa riconoscere. Eppure la guerra
fredda del cinema sta per esplodere. Il 2011 è stato l’anno della
corsa agli armamenti, ora il muro che separava il cinema dai video e
da internet si sta assottigliando. Distributori, produttori, registi,
indipendenti sono pronti a schierarsi lungo una sottile linea rossa,
i grandi per salvare i diritti, i piccoli per salvare la pelle. Il
nemico è alle porte e Lassie ancora non è ancora tornata a casa. Il
cinema di nicchia, indipendente e giovane spera in un futuro roseo,
armato di produzioni a basso costo, economia di coda lunga e
digitale. Ha fatto a se stesso tante promesse. Anzi otto buoni
propositi per sopravvivere all’inverno. E il letargo non è
un’opzione.
Agnese
Curti
Proposito 1: Mai dire “che 2K…” al cinema.
Lo schermo potrebbe offendersi
Gli
schermi digitali si distinguono in 2K
e 4K
secondo la risoluzione. Sono preposti alla riproduzione sia di film
2D
e 3D
che girati direttamente in digitale o riconvertiti da pellicola. Il
2K è lo standard utilizzato dai proiettori digitali tradizionali
(2048×1080 pixel), mentre il 4K
(4096×2160 pixel) permette una risoluzione quattro volte maggiore ed
è utilizzato per i grandissimi schermi (superiori ai 14-15m di
lunghezza). Film
distribuiti in formato 4K possono essere riprodotti anche su
proiettori 2K e viceversa (anche se solo cinema dotati di sistemi di
proiezione a 4K riescono a riprodurre film 4K alla massima qualità).
Esistono schermi con risoluzione ancora maggiore, sono i sistemi di
proiezione a 8K,
che, tuttavia, sono poco utilizzati.
Invece,
il film digitale 3D si basa sull’invio allo spettatore di immagini
diverse per ciascuno dei suoi occhi; obiettivo raggiunto inizialmente
con l’uso di due proiettori, recentemente utilizzando un
solo proiettore digitale che alterna immagini per l’occhio destro e
sinistro così
velocemente (144 volte al secondo) che il cervello umano non ne
percepisce la successione. L’esperienza visiva sarà certamente
unica, tuttavia, si fanno sempre più consistenti le critiche e le
voci di abbandono che provengono da Hollywood.
Lorenzo
Siggillino e Rebecca Lazzoni
Proposito 2: Prendi i soldi e scappa
A
Bruxelles, i parlamentari della Commissione Cultura hanno
approvato all’unanimità una risoluzione che invita a sostenere lo
switch-off delle sale cinematografiche con finanziamenti sia
pubblici sia privati. L’Unione Europea stessa dovrebbe
favorire il processo di digitalizzazione dei cinema del
continente con apposite risorse, sottolineando la rilevanza che il
settore cinema ha a livello culturale, industriale, occupazionale.
Tuttavia, questo percorso non si mostra affatto semplice: per dotare
i cinema di proiettori digitali servono 100.000 €
per schermo. Ad oggi, in Europa quelli
digitali sono 8700, cifra modica se si pensa che il totale degli
schermi sfiora i 30.000. I co-finanziamenti UE però, completano
l’apporto finanziario dei richiedenti e/o gli aiuti nazionali,
regionali o privati precedentemente ottenuti. I candidati possono
domandare un supporto per la digitalizzazione fino a 3 schermi per un
contributo massimo di 20.000 € ciascuno.
Il
passaggio al digitale si palesa come necessità per le sale di tutto
il mondo - le copie dei film non saranno più disponibili su
pellicole 35mm nel giro di pochi anni. Il rischio però, è che le
sale incapaci di adeguarsi, per mancanza di risorse o per non aver
ricevuto i finanziamenti, saranno costrette a chiudere.
In
Italia per ottenere fondi ci si può rivolgere anche alle Film
Commissions
(FC), cioè quelle autorità amministrative
indipendenti cui compito principale è il
reperimento dei fondi per produzioni cinematografiche ed audiovisive
da parte delle Regioni, attuando un programma di studio per stabilire
le opportunità e le ricadute della produzione sul territorio. Le più
importanti sono la Friuli Venezia Giulia Film Commission con 101
produzioni assistite, tra film, fiction, videoclip e spot e la Film
Commission Torino e Piemonte con quasi 500 produzioni realizzate tra
documentari, spot, videoclip, fiction TV.Per quel che riguarda la Regione
Lazio, il neonato Fondo Unico Regionale per il cinema attivato a
dicembre 2011 è pari a 15 milioni di euro (10 per il cinema e 5 per
l’audiovisivo). Da notare che la reazione delle Regioni alla
digitalizzazione delle sale è stata pronta: molte si sono adeguate,
conformando gli interventi normativi alla nuova esigenza di
trascinare il cinema nella modernità della volontà europea.
Claudia
Cavaliere
Proposito
3: Conoscere la Storia, del cinema.
Il
19 marzo 1895, i parigini videro per la prima volta volti umani
muoversi sulle mura del Grand
Café.
uguste
e Louis
Lumière
avevano incantato il pubblico con uno spettacolo mai visto. Se le
immagini in movimento erano già state realizzate con lanterne
magiche, i Lumière
crearono una nuova forma di intrattenimento collettivo. Il cinema fu
presto una delle attrazioni preferite dalla borghesia occidentale. I
teatri furono adibiti alla proiezione e divennero cinematografi; poi
il cinema, inizialmente pura arte visiva, richiese un accompagnamento
musicale dal vivo. Con i capolavori del cinema muto, da Griffith
a Ejzenstejn,
il mondo intero fu sedotto dalla settima arte.
Il
sonoro e il colore giunsero con la consacrazione a fenomeno di massa.
I rumorosi e primitivi proiettori furono sostituiti da nuove sale
cinematografiche più grandi: a metà del secolo scorso, negli USA si
diffusero, oltre alle sale con galleria e platea, anche i cinema
all’aperto; i drive-in
permisero l’accesso senza scendere dall’auto. Negli anni ’70,
dopo le lotte per la libertà sessuale e la differenziazione
dell’offerta, fu legalizzato il cinema porno: sorsero le sale for
adults only
e sex
symbol
come Linda
Lovelace
si mostrarono senza veli. Nacque la distinzione fra soft
e
hard.
Le
piccole sale del passato vengono oggi riciclate per le nuove
esigenze, come nei multisala, sia per offrire più scelta in un solo
luogo che per sfruttare al meglio lo spazio dei cinema, di fronte al
calo degli spettatori. Poi il 3D, il cinema stereoscopico, nato negli
anni '50 e che oggi si è dotato di tecniche futurisiche.
L’innovazione avanza velocemente, ma si rispolverano anche vecchie
pratiche per nuovi fini: senza nemmeno accorgersene, gli spettatori
che domani sera si recheranno al cinema vedranno un film digitale
credendolo pellicola. Se Internet ruba spettatori alla sala, il
3D-isperato cerca di recuperarli: solo il tempo risolverà
l’enigmatico rapporto che tuttora sussiste fra cinema e tecnologia.
Francesco
Andreini
Proposito 4: Coltivala in casa…la tua passione
Il
digitale è una forma minuziosa e perfezionista, dove ogni dettaglio
è fondamentale per la costruzione del consenso di un pubblico
esigente e difficilmente stupibile. Per adempiere a questa mission,
gli addetti ai lavori si sono serviti di strumenti capaci di
riprodurre accuratamente la realtà che ci circonda: videocamere
digitali con sensore tre volte superiore a quelli fino ad oggi
disponibili, qualità mai vista prima, più sensibilità alle basse
luci e minore profondità di campo. Stiamo parlando della Canon
XF300 che
combina un codec MPEG2 4:2:2 a 50 Mbps con un obiettivo serie L e 3
sensori CMOS, per video Full HD di qualità professionale. Solo il
nome e la descrizione bastano a far capire che è un mostro della
famiglia delle fotocamere digitali, virtualmente in grado di
sostituire le “vecchie” macchine da presa, impiegate sui set
cinematografici del passato. Ma quanto costerà il gioiellino?
Contrariamente alle aspettative, queste macchine digitali vantano un
prezzo accessibile, meno di 2000 €.
Praticità,
basso costo ed uso intuitivo sono elementi a cui l’ordinary
man non poteva
restare indifferente, così, mosso dalla curiosità di sperimentare
di persona le nuove tecniche di ripresa, ha dato inizio ad un
fenomeno del tutto nuovo: il cinema home-made.
L’esplosione
del cinema fai da te è testimoniata dai centinaia di tutorial
presenti su blog e YouTube dove viene spiegato passo passo come
realizzare una ripresa in stop
motion (tecnica
basata sulla proiezione veloce di scatti fotografici di uno stesso
oggetto, volta a creare l’illusione del movimento) o “come far
sembrare un video digitale girato su pellicola”. C’è di più:
dal 2003 a Roma si tiene ogni anno il concorso Il
Corto.it Festa Internazionale di Roma,
dove filmaker
italiani e non presentano cortometraggi girati in digitale per
cercare di aggiudicarsi uno dei tanti premi, oltre che essere mandati
in onda sul canale 905 di SKY per un anno. Da “registrare”:
Ludovico Van;
Ti voglio bene
assai; Tana
libera tutti,
corti vincitori di passate edizioni.
Sempre
in tema di concorsi: 48
Hour Film Project,
competizione molto divertente che dà la possibilità agli aspiranti
Spielberg di realizzare un cortometraggio di massimo 7 minuti in un
week end. Il vincitore oltre a vincere un trofeo avrà la possibilità
di andare a rappresentare il suo paese alla finale mondiale.
Come
visto, ricreare un set cinematografico in casa non è un’idea tanto
distante dalla realtà e avrebbe anche dei costi notevolmente
ridotti, e per ingenuità e per provocazione chiediamo: è finalmente
arrivato lo switch-on?
Potrà mai il nostro uomo qualunque sostituire il regista e il suo
staff?
Niccolò
Pucci
Proposito 5: Abbinare cinema a tecnologia…è la
morte sua
Simon
Reynolds,
critico musicale, nel suo libro Retromania.
Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato
(uscito lo scorso settembre in Italia con Isbn),
ribadisce che Internet permette democraticamente l’accesso alla
cultura pop e dà l’opportunità di creare e distribuire contenuti
audiovisivi agli utenti, ma… non si distribuisce nulla di veramente
nuovo. “Tutto è retro”. La tecnologia intrappola il futuro. La
mente va incontro a una trasformazione degenerata, si diventa
schizofrenici e compulsivi nella fruizione, si scarica tutto il
possibile. Poi si va incontro a una crisi di mezza età quando la
collezione finisce di produrre piacere, perché ci si rende conto che
non c’è tempo di consumarla tutta. E la collezione diventa simbolo
di morte e dello scorrere inesorabile del tempo.
“Sembra
paradossale parlare di empasse […] Youtube
ha creato un archivio enorme di video e musica, facilmente
accessibile e a titolo gratuito […] Tutto questo è davvero molto
futuristico, ma riguarda il modo in cui la musica viene distribuita e
condivisa, non della musica in se stessa”.
Così
Simon Reynolds
descrive l’oggi senza domani, un mondo dove la tecnologia è sempre
più utile per la società, dove si è in grado di raccogliere
informazioni culturali provenienti da tutto il globo. Tuttavia i
media esprimono solo la capacità di rielaborare dei dati nostalgici
e non l’innovazione e la creatività dei nuovi stili culturali. E
se Reynolds parla di musica, ci vuole poco ad allargare il
ragionamento al cinema, all’arte in genere.
Francesco
Maria De Ponte
Proposito
6: Imparare a farlo di gruppo…il film ovvio!
Il
binomio tecnologia-arte sta condizionando sempre di più il mondo del
cinema. L’avvento del digitale permette alla creatività di svincolarsi dalle
logiche commerciali, offrendo
spazio alle nicchie e dando
una risposta forte al grande business. Tra le realtà nazionali che hanno
accettato la sfida, ci
sono tre società di
produzione che, attraverso un approccio democratico al proprio interno, e una
forte componente di motivazione e ricerca artistica, fanno
dell’indipendenza la loro forza e dell’innovazione tecnologica uno strumento adattabile alle loro
esigenze.
Primo
(nasce nel 2002) è The Coproducers,
sistema di produzione cinematografica dove tutti i partecipanti sono
anche proprietari dell’opera, in perpetuo. Questo significa che il lavoro svolto dai partecipanti
equivale a una quota del film, i cui diritti di sfruttamento non
dovranno essere ceduti. Due le innovazioni principali rispetto alla
produzione classica: da una parte la scomparsa della supremazia del
produttore, che, seppur svolga le stesse funzioni del produttore
classico, cambia il nome in Executive
Producer e assume lo stesso rango
degli altri coproduttori. Dall’altra invece, c’è l’equipollenza
tra denaro e lavoro. Infatti i coproduttori- finanziatori e i
coproduttori-lavoratori rientreranno del loro investimento in modo
proporzionale. Nessuna distinzione di valore quindi tra contributo
artistico, lavorativo o finanziario, quest’ultimo derivante
soprattutto dalle sponsorizzazioni a fondo perduto. L’abbattimento
dei costi può arrivare al 70%.
Obiettivo
di rilancio del cinema indipendente è anche quello delle neonate
indiCINEMA
e Cineama.
La
prima è una federazione che intende realizzare un circuito produttivo e distributivo
multipiattaforma per
facilitare la creazione e circolazione di film e documentari a low
cost, in risposta all’egemone
grande distribuzione. La sfida è quella della trasparenza
finanziaria e collaborativa, e l’obiettivo sta nel coinvolgere lo
spettatore, non più fruitore passivo dell’opera, bensì attore di
un dialogo di rinnovamento culturale. Grande importanza viene data
alla formazione degli addetti ai lavori, e si è proposto di
riformare l’attuale sistema di finanziamento pubblico attraverso la
costituzione di fondi speciali, rendendolo fondamentale nella
selezione e nel sostegno di opere non solo prime e seconde.
Cineama
invece è la prima piattaforma italiana che unisce nel
crowdsourcing -
la pratica collaborativa di produzione di contenuti delle comunità
online – professionisti, creativi e appassionati. Un portale dove iniziare
collaborazioni, un punto di partenza per chi ha già una
sceneggiatura e cerca sostegno, un modo per condividere e sviluppare
idee, una community nata per riunire tutti coloro che amano il
cinema. L’obiettivo? Prolungare la durata del film nelle sale
attraverso il coinvolgimento diretto degli spettatori (e raggiungere quelle province in cui il
cinema di qualità non sempre trova lo spazio adeguato). Cineama
si presenta come
un laboratorio sperimentale, supportato da TelecomItalia
nell’ambito di Working
Capital, un progetto che sostiene i
giovani talenti, fornendo loro un supporto concreto.
Tutte
e tre queste nuove esperienze produttive puntano a dare un rinnovato
slancio vitale al cinema inteso come contenuto artistico e di
qualità, sostengono la formazione di nuovi talenti e, grazie all’uso
della tecnologia digitale, creano spazi prima inaccessibili al piccolo produttore. Il cambiamento è davvero in atto?
Tania
Gatto e Camilla Carignani
Proposito
7: Più passeggiate al Pigneto, meno in pineta
Poco più di un anno
fa, nel
cuore del Pigneto, quartiere popolare romano,una trentina di giovani talenti, che lavorano nel mondo del cinema (sceneggiatori, attori, registi), si sono improvvisati muratori,
carpentieri, elettricisti e hanno
restaurato il vecchio cineclub Grauco, realizzando un cinema unconventional
di nome Kino. Sala sotterranea da 35 posti e al piano di sopra un’enoteca che da
gennaio servirà anche piatti di qualità, tutto a km 0. Le modalità di proiezione del Kino, in
tedesco vuol
dire cinema,
sono tre: DVD, Blu-ray e digitale da computer, tutto in full-HD. Oltre a piccole produzioni nostrane
(come Missione di pace dell’esordiente Francesco Lagi), si vedono pellicole da tutto il
mondo che non arrivano in Italia. “L’idea è quella di essere
partecipi e non essere tagliati fuori da quelle meraviglie prodotte
nel mondo”, afferma CristianoGerbino, ideatore e co-fondatore del progetto. Il Kino è un
cacciatore di
film d’essai, presenzia
numerosi festival cinematografici italiani e a settembre è stato
sponsor della settimana internazionale della Critica alla Mostra
del Cinema di Venezia.“E’ stata
la voglia di cambiamento a mettere in moto il progetto- spiega Gerbino- un
bistrot dove dibattere e discutere dopo la visione di un film è un
vero atto d’amore appassionato verso il cinema”. D’altronde l’arte non vive un bel
momento, i numerosi tagli al Fus e l’occupazione del teatro Valle ne sono la concreta dimostrazione. E le storiche sale della capitale
chiudono (vedi il Metropolitan a via del Corso) e a prevalere sono le multisale, sottoposte sempre più a
logiche commerciali, mentre il Kino ha
inconsapevolmente proposto una soluzione di marketing innovativa.
L’enoteca attira persone, il cinema le intrappola affascinandole.
In una
società frenetica andare al cinema è ormai un gesto di routine, “è come
andare sull’autobus! ”, ironizza
Gerbino. Il Kino non vuole essere un ambiente di nicchia e didattico, quindi oltre a rivolgersi a chi del
cinema ne fa una la propria passione, sta sperimentando l’andare incontro ad
un pubblico giovane ed eterogeneo. Infine rivela: “E’ in progetto l’idea di creare una rete
di sale per colonizzare l’Italia, un circuito di piccoli Kino. Spero che la nostra esperienza possa essere da esempio per i giovani,
sempre più sfiduciati, nel perseguire la realizzazione dei propri
progetti”.
Rossella
Pacilio
Proposito
8: Trovarne uno indipendente, interessante e con ottime connessioni
sociali.
Intervista
a Gabriele Niola, giornalista cinema e tecnologia.
C’è
differenza tra user e spettatore?
Cambia la fruizione?
Oggi
c'è, domani...no. Il cambiamento riguarderà il modo in cui
scegliamo i contenuti, fermo restando che l’on
demand e
basta è un miraggio. L'esigenza di TV di flusso rimarrà, così come
la fruizione disimpegnata. All'uomo piace vedere cosa c'è, scoprire,
sapere casualmente. La vera differenza tra user e spettatore è nel
come
viene a conoscenza dei contenuti. Lo user è nel flusso, ha
un’influenza che dura nel tempo. Esempio: quello che gli spettatori
bocciano in sala o in TV, gli user possono farlo resuscitare. Lo user
ha questo potere perché non è solo davanti al suo computer, si è
scoperto comunità, è social.
I
contenuti e internet, dove sta il futuro?
Nella
pirateria- non intendo vivere nell'illegalità- ma avere contenuti
subito e gratis o a cifre accettabili. I contenuti legali costano
troppo, a causa di un distributore che, su internet, non dovrebbe
esserci.
Qualche
soluzione pratica? Possibilmente legale
Proprio
pensando ai “pirati” ho capito qualcosa. Mi spiego. La qualità
bassa non dà fastidio a nessuno, se è gratis. Più che la qualità
del contenuto attrae la qualità del servizio, e qui dovrebbe
concentrarsi il mercato, ecco, pagare la comodità del servizio, non
il contenuto.
Il
digitale è dominerà il cinema, ci saranno più opportunità per il
cinema indipendente?
Non
sarà il digitale a salvare il cinema indipendente. Però se oggi non
è detto che io riesca a vederlo, domani nessuno potrà usare la
scusa "non ho un cinema che lo proietta", lo troverai su
internet. Poi a mancare non sono le opportunità, piuttosto la
responsabilità di vendere il proprio lavoro, ci si rifiuta di
venderlo, è poco “artistico”. Ad ogni modo non mi è mai
capitato di vedere un film bello e incompreso. Se fai bei film sarai
notato, e alla tua seconda opera c'è chi vorrà investire su di te.
Così è stato per Sorrentino.
Allora
cosa dovrebbe cambiare nel cinema indipendente?
La
mentalità, l'idea che gli indipendenti hanno di sé appartiene agli
anni '70. Gli indipendenti di domani sono altri, youtubers
&
co.
Fanno prodotti estremamente commerciali, non hanno gente a cui
deresponsabilizzare e, se non si fanno in quattro non avranno nulla.
Nei loro prodotti non c'è la minima velleità non c'è un secondo
livello di lettura. Ma lo trovo più sano e anche normale in una
prima fase. Intrattenimento punto e basta. E magari involontariamente
si fa il discorso sulla società.
Inchiesta a cura di A cura di: Giuseppe Cassarà, Benedetta Giangrande, Giulia Bellalbero, Cristina Gessica Gaudino, Chiara Ragosta continua..
 
24 02 2012 E LA LETTERATURA?
Inchiesta a cura di Benedetta Pecorilla, Francesca Zupi, Stefano Intreccialagli, Giulia Bellalbero continua..
 
24 02 2012 L’escapismo nella società del web 2.0
Inchiesta a cura di Roberto Cialfi, Luca Raffaele, Marinella Stanca, Camilla Bistolfi, Francesco Bongiorno, Federico Solfrini, Edoardo Bolognese continua..
 
24 02 2012 Donne e sport
Inchiesta a cura di Sophia Ricci, Greta Bongrazio, Ester Vinciguerra continua..
 
01 02 2012 IL CINEMA AI TEMPI DELLO SWITCH OFF
“DITE ADDIO ALLA PIZZA”. A parlare è il cinema, che con l’anno nuovo ha raggiunto quota 50% di sale digitali. Il sorpasso segna l’abbandono della pellicola e delle “pizze”, quelle bobine di 35mm che pesano quanto un italiano medio al ritorno dalle feste. E mentre il vecchio proiettore è in fase terminale (in gergo switch-off), lo spettatore non sa nemmeno di passare al nuovo digitale (switch-on). Ma d’altronde un cambiamento che avviene alle nostre spalle (il proiettore lì sta!) non sempre si fa riconoscere. Eppure la guerra fredda del cinema sta per esplodere. Il 2011 è stato l’anno della corsa agli armamenti, ora il muro che separava il cinema dai video e da internet si sta assottigliando. Distributori, produttori, registi, indipendenti sono pronti a schierarsi lungo una sottile linea rossa, i grandi per salvare i diritti, i piccoli per salvare la pelle. Il nemico è alle porte e Lassie ancora non è ancora tornata a casa. Il cinema di nicchia, indipendente e giovane spera in un futuro roseo, armato di produzioni a basso costo, economia di coda lunga e digitale. Ha fatto a se stesso tante promesse. Anzi otto buoni propositi per sopravvivere all’inverno. E il letargo non è un’opzione. continua..
 
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Eugenia Romanelli presenta "Vie di fuga" insieme all'artista Paola Turci, il presidente dell'Ansa Giulio Anselmi, la giornalista di Repubblica Rory Cappelli, l'assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma Cecilia D'Elia e la star di Facebook Bianchino Bianchini. continua..
 
20 07 2011 VIE DI FUGA - Inizia la corsa al sold-out per il gatto 2.0
Il romanzo che non esiste impazza sul web. continua..
 
15 07 2011 VIE DI FUGA
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